Politica – Se il Presidente imparasse a tacere

Trump e l’Iran

A cavallo tra le giornate di fine 2017 e inizio 2018 in Iran si scatena la protesta antigovernativa per il livello sorprendente di corruzione e maneggi della classe dirigente, composta in buona parte da religiosi (che badano molto più al proprio portafoglio che non al benessere del popolo) e politici collusi che accolgono altrettanto volentieri il denaro drenato in nome di Allah per farcisi i fatti loro.

A far da corollario, ovviamente, una disoccupazione dilagante “all’italiana”, con il benessere della classe media che viene immolato sull’altare del  profitto dei soliti noti, per di più finanziando tutte le possibili formazioni sciite dentro e fuori i confini nazionali dove oltre ai locali Pasdaran, vengono finanziati con cifre iperboliche Hezbollah, Hamas, i ribelli Houti in Yemen e qualunque cosa abbia anche lontanamente il sapore di anti occidentale o di anti ebraico, cristiano, sunnita, di fatto sponsorizzando in maniera neanche troppo velata gruppi terroristici vari ed assortiti.

Dato che le sopracitate manovre non sono sconosciute all’opinione pubblica iraniana, perché spacciate come lotte del paese contro forze ostili ad esso, ecco che la piazza si è ricordata che prima di finanziare oscuri precetti e principi altrui sarebbe meglio pensare a mettere qualcosa nel piatto mattina e sera, dal che la “quasi rivolta” che si sta consumando per le strade di Teheran e dintorni in questi giorni.

E il fenomeno che il mondo ha in sorte di vedere insediato al 1600 di Pennsylvania Avenue, invece di lasciare che uno dei più pericolosi nemici dell’occidente si consumi in una guerra interna, magari in grado di ridurre il potere degli ayatollah e avvicinare l’Iran a una svolta laica o quantomeno spostarlo dalle posizioni “contro tutto e tutti” come accaduto fino ad oggi, non trova di meglio che minacciare il regime dei clerici di Allah con il monito “attenti a ciò che fate al vostro popolo, vi stiamo tenendo d’occhio”, come se fosse normale che gli Usa si facciano i fatti altrui secondo il loro più o meno apprezzabile metro di giudizio.

In buona sostanza il vecchio Donald non trova di meglio che “ficcare il becco” nei fatti di Teheran rischiando di essere lo strumento di cui il regime approfitti per risolvere la protesta spostando l’attenzione  degli iraniani, al momento numericamente molto presenti  nelle manifestazioni contro il governo, contro l’eterno nemico americano e tornare così a fare fronte comune chiudendo in qualche maniera i moti riformisti e moralizzativi dei giorni scorsi.

E qui, delle due, l’una: o tanto per cambiare Trump decide di abbronzarsi la lingua una volta in più, dicendo la prima cosa che gli passa per la testa e per il Tweet, oppure lo scopo non ammesso è tentare di montare volontariamente un teatro di crisi tra Teheran e gli alleati filo americani quali Israele, Arabia Saudita, Egitto etc… per fomentare un’altra guerra nella quale andare a vendere armi di produzione Usa a coloro che fisicamente finiranno per scannarsi su terreno palestinese e libanese, ovviamente.

In entrambi i casi, se il Presidente imparasse a tacere si potrebbe magari evitare un conflitto in più o dare una chance agli iraniani e al resto del mondo per liberarsi dei successori di Khomeini, cosa che già di per sé non sarebbe affatto male.

Ma la cosa curiosa è che sui giornali nessuno sembra considerare l’ennesima sparata di Trump come degna di valutazione per quanto riguarda le conseguenze: la stampa è forse arrivata a non prendere più sul serio ogni minaccia del Donald, al punto che dice e fa talmente tante cazzate che non fanno più notizia?

Speriamo vivamente che i dirigenti di Teheran la pensino allo stesso modo.

Buona giornata

L’impertinente

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