Quotidianità – Zombie da influenza

Zombie da influenza

Ok, si sta male. Non c’è modo di raccontarla diversamente, quando l’influenza colpisce con tutto il suo catalogo di fastidi, dolori, inabilità istantanee, menomazioni fulminee, allora è il caso di fermarsi.

La maggioranza dei colpiti si ferma, qualcuno stramazza, altri che non lo possono fare iniziano un percorso di giorni nei quali svolgono loro malgrado la funzione dell’untore diffondendo il virus.

E gli episodi da cartolina splatter invadono le abitazioni con il loro carico di comportamenti disgustosi e rumori molesti, espressioni che si usano quando ci si limita nei giudizi e nelle manifestazioni di schifo, sennò i termini sarebbero ben più forti, perché per fortuna non è un dramma sociale di profughi alla fame che si dedicano al cannibalismo per disperazione, è solo la maledetta influenza.

Rimbombano tra le mura domestiche esplosioni catarrose di tosse a mitraglia, corredate da proliferazioni anomale di fazzoletti abbandonati per ogni dove, contenenti sostanze dalla viscosità ripugnante e maneggiati dallo zombie di turno con la familiarità di chi non ha più alcun timore di infilarsi in tasca due etti di schifezza verdastra, tanto ce n’è altra in arrivo.

Femmine ex sexy e dinamiche, somiglianti sempre più a panettoni schiacciati sotto un Tir si avvolgono in agglomerati di tessuti caldi con accostamenti di colori improbabili, dove il calzettone rosa, più o meno laido da strusciamento plurigiornaliero su pavimenti e tappeti, si incontra con il maglione verde muschiato da sherpa nepalese, cosparso dagli improbabili rimasugli di tisane e brodaglie assortite, assunte nel vano tentativo di togliersi di bocca quel sapore di discarica che caratterizza il tutto.

Brillanti e spietati manager vagano affetti da labirintite biascicando vocali senza senso nel disperato tentativo di richiamare l’attenzione di qualsiasi soccorritore e farsi passare il telecomando della tv attraverso la quale raggiungere l’oblio, sprofondati in poltrone trasformate in scialuppe di salvataggio dove al posto dei remi proliferano i blister di fluidificanti, vitaminici, antibiotici, omeopatici e stregonerie varie, nonché l’immancabile contenitore per la vomitata d’emergenza, che non si sa mai se si arriva in tempo in bagno.

Giorni e notti trascorsi a colloquio con la tazza del cesso dove ci si addormenta tra una “scarica e l’altra”, sognando divani e poltrone più confortevoli delle maioliche sanitarie.

Poltrone e divani che vivono la propria stagione di gloria e per i quali anche gli austeri sostenitori dei braccioli in legno e delle sedute risicate rivalutano il piacere sibaritico di abbandonare le proprie malconce articolazioni su supporti abbondanti e morbidezze decadenti, ma come si sa, contro i dolori articolari tutto è consentito.

La settimana dello zombie finirà e ci troveremo tutti di nuovo a sbrodolare espressioni di disgusto di fronte alla settimana altrui, nella speranza inconscia che schifare chi sta vivendo il proprio momento da zombie ci aiuti ad evitare la prossima occasione in cui le vittime saremo noi.

Fin quando un’altra influenza ci sbatterà di nuovo a fare i conti con la nostra natura biologica e ci troveremo nuovamente a rantolare su un divano alla ricerca del brodino e della tachipirina, guardando film di cui non capiremo nulla e aspettando con pazienza giorni migliori.

Sono quasi alla fine della mia (settimana e influenza) sennò non sarei riuscito a scrivere tutte ‘ste cazzate e comincio a provare antipatia per il divano: forse ci siamo, da domani morte ai brodini e vai di pizza con le acciughe.

O magari non ancora?

Buona giornata

L’impertinente

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