Cronaca – Caccia al tesoro

Caccia al tesoro

Come funziona il gioco in generale lo sanno tutti, l’aspetto meno evidente è che la versione “disperazione sociale” di detto gioco, è praticata più o meno attivamente da milioni di persone, con buona pace delle regole canoniche.

Inoltre viene periodicamente censito un foltissimo gruppo di ex giocatori che hanno smesso, non per volontà propria ma per l’impossibilità di continuare a giocare.

E infine c’è una percentuale minima, a cifra singola, che ha smesso di giocare perché ha vinto e per un pò, può permettersi di non giocare.

Come qualcuno avrà immaginato, la versione “disperazione sociale” è la ricerca di lavoro, e le regole cambiano in continuazione, in qualche caso non ci sono.

Per coloro che seguono le regole, raramente arriva  anche la vittoria, ma quando arriva è una vera conquista.

La soddisfazione di essere stati scelti per le proprie capacità contro la ruffianeria, le conoscenze, le raccomandazioni, le “stecche” pagate o promesse, le doti millantate e i curricula “gonfiati”, le offerte di sesso e quelle di omaggi di tutti i generi, vale da sola il lavoro conquistato.

Ma, se ci fate caso, nell’elenco delle “procedure alternative” elencate qui sopra non ho fatto alcun riferimento alla natura dei giocatori.

Sì, perché a voler giocare il gioco perverso, non sono soltanto legittimi aspiranti ad una occupazione, qualunque essa sia, disposti a piegare le regole del gioco allo scopo finale, ma c’è una quantità imbarazzante di soggetti alla ricerca di un reddito, non di un lavoro.

E questi soggetti giocano a modo loro: ben consapevoli che tutto il percorso canonico della “caccia al tesoro” non sia alla portata delle loro qualità, intelligenza, formazione e preparazione, (generalmente assenti, l’una , l’altra o tutte insieme) puntano solo al collo di bottiglia, cioè lo step immediatamente prima dell’ultimo, quello dove c’è quel qualcuno che dirà “si” ad uno e “no” a tutti gli altri.

Mazzetta

È qui che si concentra il peggio del sistema.

Educative statistiche dicono  che la quasi totalità delle persone che trovano lavoro in Italia, lo ottengono per conoscenza o per corruzione di chi decide, in qualunque modo questa venga remunerata.

A queste aggiungiamo la non trascurabile quantità di titoli di studio, lauree comprese, che si comprano con gli stessi sistemi e, riassumendo il quadro…

… abbiamo davanti il seguente panorama: solo per caso le capacità di chi trova lavoro coincidono con le necessità del datore di lavoro, negli altri casi viene assunto un “peso morto” o una figura inadeguata con conseguenti ricadute di abbassamento della qualità e  aumento del costo del lavoro svolto.

Adesso estendete questa immagine a quasi tutta la pubblica amministrazione con relative gerarchie, (perché fa più disastri un amministratore idiota ma paraculato e impossibile da rimuovere di un impiegato incapace), e a quasi tutte le grandi aziende, poi per conseguenza a quasi tutti i fornitori dell’una e delle altre e avrete il quadro del perché in Europa c’è un paese che non riesce ad uscire “dall’umido” dopo 10 anni dall’inizio della crisi.

Fuga cervelli

Poi chiedetevi perché nel 2016 la cifra degli emigrati dall’Italia, di cui il 90% disoccupati prevalentemente con titoli di studio e lauree sia arrivata a 115.000 unità e infine provate a pensare se non sarebbe ora di cominciare a far rispettare le regole istituzionali della “caccia al tesoro”.

Fino a quando, anche nelle attività minori, non si riesce ad introdurre una qualche forma di “pulizia” con la reintroduzione del merito e delle capacità, la speranza di riportare il paese al livello di crescita dei vicini sarà e rimarrà una speranza, con tassi di crescita annuale ridotti a cifre infime e flussi in uscita sempre più consistenti.

Attenzione: avere costanti flussi in uscita per 10 anni vuol dire perdere una generazione di figure capaci e volenterose che vanno a realizzare risultati per qualcun altro e…

… perdere una generazione di ricercatori, informatici, medici, ingegneri, economisti etc… cioè la maggioranza dei candidati al ruolo di dirigente o di imprenditore, vuol dire entrare ufficialmente nel terzo mondo.

Il premio della nostra “caccia al tesoro” è che saremo il primo paese africano del continente europeo, nonché la testa di ponte per l’entrata in Europa di una cultura non più europea, con tutte le implicazioni sociali, economiche e di instabilità che questa cultura porta con sé.

Perché paesi ricchi, stabili ed evoluti (senza voler parlare di “democratici”, cosa che l’Italia non è più da alcuni anni) nel nord Africa non ce n’è, ed è questa la cultura che stiamo importando.

L’Africa ci attende con ansia e noi stiamo facendo il possibile per portarci al suo livello.

E questo obbiettivo lo stiamo raggiungendo con una certa facilità, chissà perché …

Buona giornata

L’impertinente

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