Politica – Capelli da guerra

La curiosa coincidenza è che, nell’attuale momento di politica internazionale, si fronteggiano a suon di castronerie a raffica due dei titolari di architetture pilifere più chiacchierati del pianeta.

Dei tweet deliranti e sessisti provenienti da Washington, che nessun servizio segreto o meno riesce ad arginare, né come intensità né come qualità, con i quali il Presidente sta compromettendo l’immagine pubblica del più grande paese del mondo occidentale (fino ad oggi, domani magari ci ripensiamo un attimo), si è già detto e scritto parecchio.

Nonostante gli orari e i luoghi improbabili, dove pare molto frequentata la toilet room in ore notturne, (vedi “Sindrome prostatica del 70enne” op. cit. Ediz. Melania 2017), nei quali The Donald e il pagliaio che porta a spasso sopra le orecchie producono il meglio di sé, l’inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue prosegue la propria opera autodistruttiva, con l’inerzia imbarazzante di una locomotiva alimentata a steroidi di pessima qualità, scagliata contro il mondo.

Più o meno agli antipodi, artefice di un clamore mediatico basato su roboanti dichiarazioni a sfondo bellico e autore della più incredibile sfilza di fallimenti nel lancio di missili “potenzialmente in grado di…”, (prima o poi glie ne scoppia uno tra le gambe), qualcuno dalle parti di Pyongyang e dal capello altrettanto impresentabile, ma di stile Maoista, dove latitudine e longitudine hanno il loro peso al riguardo, sta cercando faticosamente chi dia credito alle minacce di un paese che, se non fosse guidato da una dinastia dei dittatori più sanguinari del precedente e dell’attuale secolo, potrebbe essere conquistato in mezza giornata con un bombardamento di polli arrosto su una popolazione pressoché morta di fame.

Popolazione che, peraltro, viene affamata per consentire al “Caro Leader” di continuare a giocare con i petardi e di farsi tagliare i capelli con un potasiepi maneggiato da qualcuno espulso dall’anonima alcolisti.

Si prega di notare le singolari affinità tra i personaggi:

  1. Il look di entrambi, caratterizzato da una particolare attenzione alla presentazione del capello, è apparentemente frutto di un elevato e non occasionale consumo di stupefacenti.
  2. Nella scatola cranica di entrambi trova spazio una insopprimibile voglia di menar le mani, non importa contro chi o perché, purchè ci sia da fare almeno una guerricciola, suvvia, che sarà mai.
  3. Nella scelta dei collaboratori non viene utilizzata la valutazione preventiva ma entrambi seguono il metodo sperimentale, per cui…
  • se l’esperimento non dà i risultati sperati,
  • se si sono svegliati con l’alito pesante,
  • se la carta igienica si rompe e lascia passare il dito,
  • se l’acqua con cui lavare il dito è troppo calda o troppo fredda,
  • se ognuno dei due sente dire che l’altro è ancora vivo
  • se il collaboratore ha la sfiga di essere nei loro pensieri in quel momento…
  1. …quello di Pyongyang li abbatte e quello di Washington li licenzia, ma sostanzialmente il risultato non cambia e il recruiting continua.
  2. Le velleità belliche di entrambi vengono espresse a 360 gradi e, sia pure con modalità diverse, sono pronti a scatenare una guerra contro tutti quelli che vogliono (a detta loro) portargli via la merenda.
  3. Se la merenda non c’è, si inventa.
  4. Se i collaboratori non gli inventano una merenda convincente, l’uno li abbatte, l’altro li licenzia.

Jared Kushner per il momento sopravvive perché è marito di Ivanka, ma alla prima litigata c’è chi dice che ci sia già pronta la scarpa presidenziale per invitarlo a lasciare il posto con la famosa eleganza Trump, il calcio nel sedere.

Per quanto possa sembrare una speculazione umoristica, sarei sinceramente stupito se dietro a tanto comportamento irrazionale e capriccioso da parte dei due ci fosse una strategia: la configurazione dei capelli è probabilmente, per entrambi, la manifestazione esteriore di un volersi sentire unici e di volersi rendere identificabili ad ogni costo, salvo cadere nel ridicolo non a causa dei capelli ma delle stravaganze, delle esagerazioni, della mancanza di realismo, cose delle quali evidentemente non importa a nessuno dei due.

Però si potrebbe tentare di proporgli un cambio di parrucchiere, se si trovasse chi abbia il coraggio di cimentarsi nell’impresa: magari cambiando look, chissà, potremmo scoprire che cambiano anche le attitudini manifestate fino ad oggi e sono quasi sicuro che ne verrebbe fuori qualcosa di buono o comunque migliore di adesso.

Perché qualcosa di peggio, tra l’uno e l’altro, sinceramente non riesco a immaginarlo.

Buona giornata

L’impertinente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *