Cronaca – Che figura di…

Eh sì, nonostante la ormai famosissima esclamazione di cui è diventato “padre putativo”, probabilmente l’Emilio più famoso nel bene e nel male, della televisione italiana, mai avrebbe immaginato che la peggior figura della propria vita l’avrebbe fatta alla tenera età di 86 anni, beccandosi dal tribunale di Milano una condanna a 3 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta.

La verve polemica dell’indomito ex trombeur (adesso c’è chi li chiama “full time fuckers”) di berlusconiana memoria è poi stata lo strumento che il Nostro ha utilizzato per lanciarsi in dichiarazioni di stampo bellico, rilasciate in una intervista a “La Zanzara”.

  1. sul genere di “Col cazzo che vado in galera”, come se dipendesse da lui e non dalla legge sulla carcerazione degli over 70
  2. riferito al curatore fallimentare “quel pezzo di mmerda” che gli ha chiesto di rientrare di 1,1 milioni di € secondo magistratura sottratti indebitamente
  3. e via proseguendo con simpatiche attribuzioni di affetto “mi sta sui coglioni” relative a Micaela Brambilla,

ed altre amene vocalizzazioni nelle quali in tutte, indistintamente, si avverte il livore rabbioso di chi ritiene di non aver più nulla da perdere dicendo, più o meno a sproposito, tutto quello che gli passa per la mente.

Adesso, pur ammettendo che lo sfogo di un “colpito da ingiustizia” possa avere di per sé un valore affermativo della propria innocenza, viene difficile attribuire, sia pure per mero esercizio di fantasia, all’Emilio il ruolo di vittima di una qualsiasi realtà avversa.

Questo perché negli ultimi 30 anni il Nostro ha fornito una serie così elevata di indizi (per le colpe ci pensano i tribunali, quando possibile) di comportamenti non proprio integerrimi, da far pensare che prima o poi qualcuno o qualcosa sarebbe intervenuto presentandogli il conto.

Senza voler tirare in ballo la legge del contrappasso, sintetizzata nell’immaginario popolare in “chi la fa, l’aspetti”, l’elenco delle performances di qualità discutibile, vere o attribuite al “nonno rabbioso” è talmente lungo che soltanto citandone qualcuna, magari penalmente non rilevante, si finisce per dare istintivamente ragione a chi oggi gli ha proposto 3 anni e mezzo di permanenza allo stretto (non di Messina ma di una cella), magari in compagnia di qualcuno simpatico e accomodante quanto lui.

Per semplice esercizio mnemonico proviamo a ricordarne qualcuna:

  1. Quando dirigeva il TG4 (chissà se l’avrebbe fatto senza intercessione del Berlu) sosteneva di essere l’unico competente in una intera redazione di “stronzi, incapaci, pezzi di mm….!!!) – Ora, se è vero che il pesce puzza sempre dalla testa, direi che il ruolo di comandante in capo di cotanto equipaggio gli si attaglia perfettamente, per sua stessa, ripetutamente declamata quando non urlata ammissione. – Peraltro la mia modesta opinione è che in Mediaset non lavorino soltanto incapaci, anzi…. per la redazione del TG4 se li sarà scelti uno per uno?
  2. Si è sempre vociferato (chissà se era vero?) che il prezzo da pagare per diventare una meteorina era, per tutte le aspiranti, composto oltre che da “aspirazioni” da tutta una serie di altre attività di stampo più o meno ludiche, da svolgere prevalentemente in ambienti riservati, talora in gruppo con altre “aspiranti” e a favore di altri “aspirati” tra i quali, soddisfatti dalle aspirazioni e altre pratiche erotiche “molto professionali”, brillava la figura del Nostro. – Le smentite si sono sprecate ma i commenti di chi non ha mai creduto alle smentite sono molti di più.
  3. La ormai negata assiduità con la quale il tempo libero (non quello dedicato alle “aspiranti” in quanto selezione del personale) del nonno, a quel tempo già nonno ma un po’ meno di oggi, era dedicata alla roulette piuttosto che ai tavoli verdi, fanno pensare che la attualmente dichiarata situazione economica del soggetto, (che sostiene di vivere “solo” della pensione, per quanto significativa, di 9800 €/mese), sia frutto di una attività di sperpero durata anni ed anni e della quale lamentarsi oggi…..”che figura di mmerda!” op.cit.
  4. Direi che il riassunto delle prodezze ante sentenza si potrebbe chiudere con la partecipazione alle “cene eleganti” del Berlu, nelle quali veniva continuata, con stakanovismo e protervia, l’attività di selezione delle risorse umane (e qui possiamo usare l’affermativo perché lo ha detto la magistratura) da impiegare in attesa di sistemazione in quel famoso villaggio all’Olgiata, dove le “aspiranti” andavano a vivere dopo aver aspirato o potevano sentirsi libere di continuare ad aspirare a beneficio di qualcun altro.

Ora, detto tra noi, non è un po’ patetico ascoltare i vaffa di qualcuno che si accanisce contro la sorte avversa, dopo aver condotto la vita dell’Emilio?

Cruciani e Parenzo

Cioè, pur senza voler scagliare la prima pietra o tirare in ballo l’etica, nei confronti della quale tutti o quasi, più o meno consapevolmente abbiamo mancato nel corso della vita, ma ad 86 anni strepitare per radio il proprio arrugginito livore senile con la speranza di essere presi sul serio, dopo essersi appena beccati una condanna, mi pare troppo anche per l’Emilio.

Un complimento sincero a Cruciani e Parenzo che con La Zanzara riescono sempre a fare in modo che il pirla a cui mettono in mano un pezzo di corda, ne faccia un nodo scorsoio e ci si impicchi.

Perché fare in modo che chi se lo merita si impicchi da solo è un’opera d’arte e loro, ogni volta, dipingono un capolavoro.

P.S. Tre giorni dopo all’Emilio è arrivata una seconda condanna, sempre dal tribunale di Milano, a due anni e tre mesi per estorsione ai danni del Berlu, di Confalonieri e di vari altri dirigenti Mediaset: aspettiamo con ansia la prossima rugginosa intervista a La Zanzara e nel frattempo ci facciamo un richiamino di antitetanica, non si sa mai.

Buona giornata

L’impertinente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *