Cronaca – Chi ha sparato per primo?

Il fatto: un orefice di Pisa spara durante una rapina e uccide un rapinatore sparando sei colpi.

Nonostante si trovino a terra due bossoli dei rapinatori che indicano chiaramente che anche loro hanno sparato, l’orefice viene indagato per omicidio.

Cioè, secondo qualche fantasiosa interpretazione sulla quale sarebbe curioso avere chiarimenti, l’orefice dopo due colpi sicuramente sparati dai rapinatori, che Dio solo sa per quale combinazione fortunata non hanno ucciso lui o la di lui moglie, avrebbe dovuto porsi il problema se sparare e quanti colpi sparare per non finire indagato per omicidio?

Questa domanda è l’innesco di una serie di paradossi ed assurdità pressoché interminabile.

  1. Ma secondo quale delirante principio ci si deve poter difendere solo dopo aver subito la violenza?
  2. E se la violenza subita è mortale o comunque in grado di impedire qualsiasi forma di reazione, ci si deve limitare a subire?
  3. Non basta la manifestazione esplicita, da parte dell’aggressore, di minacciare di commettere violenza per poter decidere di reagire?
  4. Com’è che qui non vale il “prevenire è meglio che curare”?
  5. Secondo quale criterio la difesa diventa reato per default?
  6. Sarà per caso che se ci fosse, sempre per default, la possibilità di difendere il proprio territorio, abitazione, negozio, azienda etc… si rischierebbe di ridurre il numero di posti di lavoro nei servizi di ordine pubblico, sorveglianza e sicurezza peraltro impossibilitati a fare alcunché, se non dopo essersi, anch’essi, fatti sparare?
  7. E ancora, chi stabilisce in che cosa consiste l’eccesso di difesa?
  8. O meglio, se il delinquente ha una spranga e io la pistola, io non posso sparare fino a quando lui non mi ha sprangato e se anche mi ha sprangato senza uccidermi, io non posso usare la pistola perché la pistola è più letale della spranga?
  9. E se con la spranga mi trita le ossa, è più letale la sua spranga o la mia pistola?

A questo punto ho tanto l’impressione che, nell’impostare i termini della legittima difesa, basata sulla valutazione della pericolosità delle armi, il legislatore si sia dimenticato che è molto più pericoloso un cucchiaino in mano a Totò Riina che un bazooka in mano a madre Teresa.

Si può essere incapaci ad usare un’arma da fuoco e uccidere qualcuno con una bottiglia (palesemente non un’arma): questo vuol dire che è più morta la vittima  di sparo e che è meno morto il morto da bottiglia che ha ricevuto lo sfondamento della scatola cranica?

Il problema non è la qualità dell’arma ma la mano che ci sta dietro!

Altro che considerazioni esoteriche sul potere offensivo dell’arma in sé!

Sarà il caso di rifare due ragionamenti.

La lodevole intenzionalità che spesso guida il buonismo legislativo si scontra sempre di più con la deprecabile operatività di individui che, con la consapevolezza di non rischiare nulla o quasi, decidono di passare alla vie di fatto non con una qualsiasi rissa “testa a testa”: io do un calcio a te tu dai un pugno a me, (che peraltro comporta il non trascurabile rischio di allungare un calcio ad un emulo di Mike Tyson , con le immaginabili conseguenze), ma con l’ausilio di strumenti offensivi di qualsiasi genere, sicuri che l’offeso avrà molto da perdere più dell’offendente. (ti piace vincere facile, eh?)

Memorabile la condanna al risarcimento dei parenti del rapinatore ucciso nel corso di una rapina, come se il colpevole fosse chi si è difeso e non il rapinatore.

A questo punto, sempre nella corsia dei paradossi assurdi, si introduce la componente “forze dell’ordine” le quali, dato che sotto la divisa sono persone biologicamente “normali”, si trovano sottoposte allo stesso dubbio amletico che attanaglia il cittadino minacciato:

 

  • Se intervengo senza poter fare nulla, mi faccio sparare
  • Se sparo e capita che lo ammazzo, mi faccio inquisire, con il risultato di innescare tutte le possibili ritorsioni del sistema.

È questo il momento in cui potrebbe, per incredibile concentrazione di fattori avversi, verificarsi l’eventualità (non voglio dire che sia mai successo, ma si sa come i risvolti emotivi di certi eventi siano uguali per tutti, con o senza divisa) che lo sfortunato Poliziotto/Carabiniere chiamato a soccorrere il cittadino sotto attacco, incorra in un qualunque contrattempo (si sa, la concitazione…) che impedisca di andare tempestivamente e consapevolmente…

  1. a cercarsi una pallottola
  2. un avviso di garanzia con successiva indagine e rischio condanna
  3. un risarcimento ai parenti dell’ucciso…
  4. …che comporterebbe a sua volta un ipotetico tracollo economico familiare, magari con separazione dal coniuge e compromissione della promettente carriera scolastica dei figli “perché papà/mamma devono ripagare i parenti del delinquente che stava commettendo una rapina/furto/aggressione in casa/negozio/azienda altrui”.

e via discorrendo su quanti possibili danni possa provocare una interpretazione talmente garantista della legge da diventare di fatto connivenza con la delinquenza e deterrenza nei confronti della società civile.

L’anonima delinquenti, con tutte le sue diramazioni sociali e territoriali, caratteristiche e folkloristiche nella loro inarrestabile efficienza e crudeltà, ringrazia il sentimentalismo idiota di chi pensa alla loro tutela con tanto zelo da compromettere di fatto la tutela di tutti gli altri cittadini, con o senza divisa.

Data l’efficienza con cui agisce il sistema nei confronti delle vittime da un lato e dei delinquenti dall’altro potremmo aprire una nuova agenzia per il turismo e chiamarla Impunitalia.

Sai che promo per i delinquenti di tutto il mondo: venite Siòri e Siòre, qua non si rischia nulla, si rapina in totale sicurezza e se vi avanza tempo potete anche farvi qualche visita guidata e rendere omaggio ai principali monumenti alla stupidità italica quali Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo del Viminale etc….. i pregevoli arredi sono a vostra disposizione tanto nessuno può farvi niente.

Chiudete la porta quando uscite.

Buona giornata

L’Impertinente

 

 

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