Quotidianità – Con l’aiuto di Charles Bronson

Terrazzo moderno

Se avete un giardino, un orto, un terrazzo ai piani bassi, un balcone raso terra, che frequentate più o meno occasionalmente d’estate, vi è capitato sicuramente di vivere l’invasione dei ronzanti, dei mordenti e dei succhianti.

Sembra che, ad un dato momento nella stagione, ci sia lo “start” alla corsa dell’insetto, dove dall’oggi al domani ci si trova in compagnia di tutta una serie di creature, delle quali si farebbe volentieri a meno, ma che non hanno alcuna intenzione di liberarci della loro presenza lasciandoci gustare le giornate all’aperto, senza essere motivo di ansia e di tensione, quando non di attacco esplicito nei nostri riguardi.

Quello degli insetti o dei ragni è l’unico caso nel quale anche Lei, mia moglie nonché la persona che io conosca disponga dell’attitudine più vicina alla figura di san Francesco per i risultati ottenuti con gli animali, Lei che sogna di fare il succhiabaffo ai leoni perché allevata con i leopardi e al cui cospetto i rottweiler si gettano a terra pancia all’aria, anche Lei, dicevo, ha qualche problema di relazione.

Ragno

Se riesce a comunicare con i ragni al punto da prendere in mano alcuni neri grovigli di zampe e peli, posizionandoli urbanamente con parole affettuose fuori dalle mura di casa e nel giardino a distanza di sicurezza, lo stesso risultato non ottiene con insetti quali zanzare e mosche cavalline, (che la considerano un ristorante), vespe e calabroni che Lei considera letali e con i quali non ha mai legato, forse perché il brusio minaccioso che accompagna ogni loro movimento non aiuta l’instaurazione di relazioni diplomatiche.

I ronzanti e i mordenti spesso si sovrappongono, in quanto la colonna sonora dei loro movimenti è generalmente in grado di far salire la pressione sanguigna, il battito cardiaco, l’agitazione motoria e psichica, con la stessa efficacia di una botta di anfetamine dove la tensione sale all’avvicinarsi dell’insetto e scende al suo allontanare, in un alternarsi fatale per i deboli di sistema: se non ti compromette la bestia mordendoti, te lo fa il cuore mollandoti, che è anche peggio.

Per sicurezza, dato che sia le vespe che i calabroni iniettano, mentre le mosche del bestiame mordono, ogni estate vengono messe in campo batterie di candelazze alla citronella e repellenti vari ed assortiti allo scopo di dissuadere, per quanto possibile, l’afflusso di fastidio o pericolo a seconda della grandezza dei polli che ti girano attorno alle orecchie, ma generalmente con questi sistemi la bestiaccia viene temporaneamente rallentata, mai eliminata.

Ovviamente la battaglia contro i ronzanti e i mordenti è più pericolosa data la mole individuale del nemico, ma più soddisfacente nel caso di abbattimento perché la minaccia è veramente pericolosa.

Dal ché coloro che indossano la tenuta da grande cacciatore, il calibro 50 impugnato con piglio da savana e la mimetizzazione: inutile anche questo.

Purtroppo il nemico è piccolo abbastanza da non temere il calibro e grande abbastanza da  farti “un mazzo così” perché con tre buchi di calabrone o di vespa africana, grossa quasi come un calabrone, si rischia la pelle.

bottiglia per insetti

Vani i tentativi alla Himmler di intrappolare i bastardissimi insetti in bottiglie di sterminio “a senso unico” con odorosi richiami  di birra e zucchero, acqua e zucchero, vino e zucchero etc…

Per qualche ragione ci sono posti dove le trappole funzionano, appagando il sadismo stragista che, ho scoperto, vive in ognuno di noi a livello inconscio se non altro contro gli insetti molesti, e posti dove neanche se gli metti tutta una meringata con panna e decorazioni augurali, le carognissime volanti non si presentano.

E per completare la lista delle minacce volanti c’è lei, la regina dei rompicoglioni, la non letale ma multipla perforatrice a cottimo, la trivellante compagna di notti sudate nelle quali ogni volta che stai per prendere sonno, lei ti ricorda che c’è, a breve distanza dal tuo orecchio, a sussurrarti affamati apprezzamenti per le tue braccia, gambe, dita, palpebre, superfici addominali o di qualunque altro posto tu abbia scoperto o anche coperto con un lenzuolo leggero:  la zanzara.

Colei che sembra nata per farsi odiare, più delle mosche che rompono le palle ma non mozzicano, non lasciano segni il mattino dopo, sono nella loro assiduità pressante amanti senza conseguenze, prostitute del contatto, e invece lei no: dove passa la zanzara resta il buco, il prurito, la gamba devastata da unghiate rabbiose nel tentare di contrastare, inutilmente, la famelicità delle carogne sibilanti che per giunta si spostano in sciami,  e quando bucano lo fanno con la silenziosità del vento e la molteplicità di un Kalashnikov.

I tentativi di rotolarsi nella citronella, strofinarsi con salviette repellenti, deodorarsi con spray dissuadenti, scafandrarsi con profilattici per balene, sono tutti rimedi a tempo determinato.

La zanzara segue la conservazione della specie, non la preservazione della vita dell’individuo, per cui se stasera non succhiano te, è perché vanno a succhiare qualcun altro, e non ci sono tentativi di cooptarle nel volontariato della donazione di sangue che tenga: quel che ciucciano se lo tengono e se sei abbastanza gustoso si ripresentano il giorno dopo.

Charles Bronson

Così, di fronte alla terribile possibilità di non poter usufruire del terrazzo estivo a causa dell’illimitato numero dei nemici alati, a cui si aggiungono ovviamente farfalline grigiastre diurne e notturne, farfallone notturne, cimici in quantità industriale e bestiame assortito, dove se da un lato testimoniano la salubrità dell’ambiente di campagna in cui viviamo, dall’altra sono oggettivamente, veramente troppi, ho dovuto rivolgermi a Charles Bronson.

Charles Bronson è “Il giustiziere della notte”, o meglio colei che in una notte di accensione fa più vittime di un lanciafiamme su un pagliaio: la trappola elettrica per insetti insolenti.

Trappola per insetti

L’efficacia devastante del giustiziere l’ho scoperta dopo aver lasciato acceso per dimenticanza il dispositivo: la mattina dopo ho trovato un’ecatombe, dove senza distinzione di genere e tipologia di insetto, dal vespone africano alla zanzara nostrana, passando per quelle tigre, le mosche cavalline, le cimici, e qualunque altra cosa voli viene attirata dalla spettrale luce blu e fritta al volo.

Oggi ho un compito in più: tenere pulita l’arma suprema che ogni mattina mi da le sue brave soddisfazioni, nella veste di un centinaio di cadaveri da smaltire e la ripulitura della  griglia elettrica da eseguire.

Ma lo faccio volentieri, perché il numero degli assassini volanti si è ridotto moltissimo e, pur senza la speranza di liberarmene completamente, oggi non mi tocca più il profilattico per balene, che ha un costo insostenibile e indossato non è un granché.

Anzi, a pensarci bene, vado a lucidare la macchina infernale, perché stanotte deve aver fritto un tacchino, c’è una bestia enorme, immobile, incastrata tra le sbarre.

Stavo giusto pensando che si potrebbe costruirne una grossa e con l’esca giusta piazzarla all’uscita di Montecitorio, chissà mai che serva anche ad eliminare i parassiti, magari perfino istituzionali.

Dunque vediamo: chi è che la produce?

Buona giornata

L’impertinente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *