Cronaca – Giudici pro stalkers

Stalker

Con una notizia del 23 agosto 2017, si apprende che un giudice di Milano ha liberato uno stalker 68 enne che era già in stato di arresto: l’uomo appena rilasciato ha telefonato alle sue vittime dicendo loro “ho vinto io”, immagino rigettandole nel terrore.

Per fortuna è stato di nuovo arrestato una settimana dopo, dove evidentemente ne aveva combinata un’altra a danno delle stesse, e già è andata bene che non abbia ucciso nessuno, ma la domanda importante è: che diavolo passa per la mente di un giudice che rilascia uno stalker?

Nessuno ha pensato che nella settimana in cui è stato a piede libero poteva sterminare, spezzettare, masticare e digerire col ruttino le malcapitate, tritando i residui del pasto per concimare le ortensie?

Perché, per come funziona la giustizia in Italia, è più facile ottenere un trapianto di cervello che un arresto per stalking, quindi il giudice potrebbe almeno pensare che se il “fenomeno” è riuscito a farsi arrestare, è perché le molestie, minacce e pressioni andavano avanti da un tempo tale da aver convinto almeno un suo collega della reale pericolosità dell’uomo.

Che senso ha dare il largo senza dissuasione a un soggetto con il 99% di probabilità che ripeta lo stesso reato a danno delle stesse persone?

Giudice

La cronaca degli ultimi anni ha segnalato una incredibile deriva “buonista” dei giudici penali, che sfoggiando un comportamento al limite della coccola nei confronti di soggetti accusati di stalking a vario titolo, sembrano parere non contenti fino a quando lo stalker non pone in atto la propria minaccia definitiva: l’uccisione o, nella migliore delle ipotesi, l’aggressione con tentata uccisione, con lo sfregio da acido, con la deturpazione a coltellate, con l’amputazione a colpi di machete, con la deportazione in  crudelandia, con la gasazione di una intera famiglia o, reato di atrocità tale da occupare le prime pagine per giorni e giorni, lo stalking di massa: la vessazione di un’intera classe delle elementari di bambini obesi, con privazione dal Big Mac per un periodo di 6 mesi.

Quasi come se un reato “minore” come lo stalking fosse generalmente denunciato da persone con gravi complessi di persecuzione o se, data la “minore” importanza attribuita, fin quando non ci scappa il morto non valga la pena occuparsene.

Tipo “ma figurati  se io, nato per combattere la Brigate Rosse ed arrivato un po’ in ritardo, io che sogno di processare e condannare un’altra volta Totò Riina (prima che schiatti), io che sto aspettando da una vita un processo per attentato dell’Isis da almeno 5000 morti nel territorio della mia giurisdizione,  sto a perdere tempo dietro a un pirla che litiga con la ex, chissà lei con cosa lo ricambia e quante corna ci sono dietro a tutta ‘sta storia”.

Col che legittimando di fatto la derubricazione delle pressioni e minacce a “schermaglie post relazione”, all’interno delle quali lo stalker rende la vita degli stalkizzati  divertente come un lungo scivolo con i chiodi “a sorpresa”, dove le sorprese sono generalmente quotidiane, plurime, sgradevoli e pericolose.

Attraverso la protervia della negazione a tutti i costi abbiamo assistito, attoniti, alle vicende di persone uccise o danneggiate in maniera permanente dopo la terza, quarta, quinta, decima denuncia alla quale un magistrato si è ostinato a non voler dare seguito: perché?

Perché la semplice verifica del traffico telefonico da 30 chiamate al giorno dallo stalker alla vittima non viene effettuata?

E se sì, perché non viene ritenuta sufficiente?

Ergastolo

Quale oscuro meccanismo prende forma nella scatola cranica del magistrato che aspetta “una morte annunciata”, invece di intervenire con un dissuasivo soggiorno mensile a carico dello stalker, (accertata la fondatezza delle  denuncie, per carità), presso un carcere a 1.000 km dalla vittima in un reparto di detenuti ergastolani violentemente omosessuali, magari a digiuno di nuovi compagni di giochi da mesi e mesi?

Senza voler augurare a nessuno la vacanza di cui sopra, mi sentirei di scommettere che la sola prospettiva di una reprimenda di tal fatta sarebbe in grado di ridurre lo stalking, violento o meno, del 99% e vi spiego perché.

Sostanzialmente lo stalking è un problema di ego, perché non produce denaro o vantaggi allo stalker ma solo disagio alle vittime: “il mio ego non può accettare che lei/lui mi abbiano lasciato, non mi vogliano accettare, abbiano con un’altra persona la felicità che non sono riusciti ad avere con me, e fondamentalmente non accetto che le responsabilità della fine o del mancato inizio  di un rapporto siano, sia pure in varia misura, da condividere”.

Ovviamente questa è una disamina di tipo razionale, che sicuramente non riuscirà a farsi strada nella mente dello stalker, sennò stalker non sarebbe, data l’odiosa inutilità del reato in sé.

Fare una brutta fine

Una cosa però riuscirà a penetrare la coriacea ottusità di chi vuol fare del male a tutti i costi: la prospettiva di dover  assoggettare il proprio corpo, nonché il proprio ego ferito e irragionevole, alle necessità corporali di violenti individui con nulla da perdere nella vita, ma con il solo scopo di infliggere agli orifizi altrui tutte le sofferenze derivate da anni ed anni di frustrazioni, rabbia, impotenza da clausura coatta, sessualità repressa e volontà di vendicarsi del mondo.

Ecco, se il codice penale contemplasse la pena mensile del “trattamento dissuasivo ad alta intensità”, spiegando con dovizia di particolari in quali misure di violenta somministrazione kilometrica di genitali altrui consista la rieducazione, credo che lo stop dello stalking (e magari di molti altri reati) sarebbe immediato.

In aggiunta, non tiratemi fuori l’obiezione che un masochista gay potrebbe trovare divertente il trattamento: se così fosse, ben difficilmente farebbe dello stalking, perché per soddisfare il proprio ego gli sarebbe sufficiente avere un persecutore, e non essere lui a perseguitare.

La cessazione immediata verrebbe, a maggior ragione, se l’ego ipertrofico del magistrato compiacente e lassista, di cui oggi abbiamo purtroppo uno sterminato campionario, sapesse che rischia le stesse pene, o magari gli stessi peni, dello stalker che oggi così benignamente gratifica della propria indulgenza.

Ma questa è un’altra storia, dove il magistrato inadempiente può solo essere giudicato da suoi pari, che se appartengono alla stessa corrente ad elevata irresponsabilità, si limiteranno alla pacca sulla spalla con un generico “dai, su, non è niente, sappiamo che lo scranno è stressante e il tribunale insoddisfacente per cui non parliamone più”.

Un pensiero di solidarietà alla vittime di stalking: verrà il momento in cui il codice penale si occuperà dei vostri persecutori nella maniera che si meritano, sennò “penale” cosa vorrebbe dire?

babbo bastardo

Un pensiero di speranza agli ergastolani violenti e arrapati: chissà che non venga anche per voi il momento in cui un Babbo Natale carogna non vi regali qualche compagno di giochi dagli orifizi seminuovi con cui dilettarvi per un mesetto?

Un pensiero premuroso per gli stalker: se fossi in voi, io farei molta attenzione a non  farmi trovare sugli scaffali dove quella carogna di un Babbo Natale va a scegliere i regali da consegnare agli ergastolani: ne va del vostro ego, e di qualcos’altro.

Buona giornata

L’impertinente

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