Cucina impertinente?

Che vuol semplicemente dire che si tratta di commenti e non di ricette, non è omologata in alcuna maniera, non è dietetica, non è vegetariana, non è vegana, non è tradizionale, non è nouvelle cuisine, non è haute cuisine, non è molecolare e non rientra in alcuna categoria: semplicemente è Buona, dove per buona si intende che ha come unica finalità l’emozione del gusto piacevole, gratificante, soddisfacente.

E’ la cucina che si fa in casa tutti i giorni, dalle uova strapazzate al ragù per la pasta e le lasagne, senza necessariamente andare a comprare gli ingredienti in boutique che più bio del bio non si può, dove il confezionato da supermercato o il prodotto da mercato di quartiere viene usato quotidianamente per ciò che è, senza andare a fare la spesa nel laboratorio di micro biologia molecolare, per poter millantare pomodori provenienti dall’orto dissodato con i denti da Zio Carmelo, zucchine accudite con la lingua da Zia Concetta e  tonni pescati uno per uno da Compare Turiddu.

E’ la cucina per chi non vive di sensi di colpa nei confronti del cibo, qualunque esso sia compreso l’hamburger, e nei confronti del proprio corpo, comunque esso sia anche in questo caso.

Come per tutte le cose troppo buone, nella cucina impertinente abbondano i condimenti, il burro, l’olio, le salse, lo zucchero e tutto quanto viene aborrito nella cucina salutistica, che quando non è interpretata da grandi chefs, è spesso triste e scialba, ma ci si consola dicendo che “fa bene”, come se l’altra facesse automaticamente male.

Una sola raccomandazione, che come al solito viene dal buon senso: non eccedere nel numero di volte in cui cibarsi di piatti “importanti” per evitare pericolosi accumuli che a lungo andare potrebbero (ma non a tutti lo fanno) portare dei problemi dove, pur non essendo la regola, se si riesce a risparmiarseli è generalmente meglio.

Tralascerei il “buona degustazione” di impostazione “Upper class” (i Vip non mangiano, spesso degustano, ogni tanto si nutrono, magari consumano, ma non mangiano mai, è troppo popolare), in favore del casalingo e informale Buon appetito.

Graditi i pareri intelligenti e ancora più “golosi” di chi vuole commentare gli articoli.