Quotidianità – Delirio di una notte di metà agosto

Shakespeare sarebbe orgoglioso, riesco a copiarlo senza rubargli neanche un’idea, ma questa notte non mi riesce di trovare un titolo migliore.

Non è più soltanto “far caldo”, che in agosto è il minimo sindacale ammissibile, è piuttosto la percezione di una sorta di paralisi termica che colpisce tutti i centri di attività dell’organismo, dall’epidermide alle facoltà cognitive, passando per la muscolatura e le abilità dialettiche.

Unica eccezione il sistema nervoso, sovraccarico come un somaro in balìa di mia moglie, dove generalmente il somaro (animale da soma, cioè da carico), tanto per peggiorare le cose, guarda caso sono io.

Letto sfatto

La percezione netta di un flusso liquido che esce da tutti i pori, come un‘insieme di rigagnoli da un torrentello in pendenza che inumidisce le lenzuola fino a bagnarle, è l’unica cosa che ti ricorda di avere una pelle, quasi pronta per la concia, perché bagnata e calda così non te la sentivi dalla ormai mitica “prima volta” adolescenziale, dove dopo la ventesima, le prime volte sono vissute con la consapevolezza asciutta di chi ormai sa come si fa, ma stanotte non è così.

Le facoltà cognitive sono intorpidite dall’ovatta che ha preso residenza nella scatola cranica e te ne rendi conto quando scopri con una certa sorpresa che stai guardando la tastiera del computer da 10 minuti senza scrivere una parola, come chiedendoti nel torpore: cos’è sta roba? A cosa serve? Perché mi tengo ‘sto coso bagnato sulle gambe?

Ovviamente senza renderti conto che non è il “coso” ad essere bagnato, ma le gambe sudate al cui contatto il sudore si trasferisce….

Insonnia da calore

Di produrre qualcosa di sensato, o magari anche di non troppo sensato ma volendo perfino un po’ stupido, neanche a parlarne: il rincoglionimento produttivo aspetta, per ritirarsi, che la temperatura si abbassi.

Le facoltà motorie sono pressoché latitanti, lo strusciamento di qualsiasi arto, perfino dei muscoli del collo sul tessuto del cuscino, è visto da un subconscio bollito come un’aragosta, quale  sacrificio supremo, se possibile da evitare, da evitare, da evitare…

Neanche a parlarne di  scacciare la mosca bastarda che ti ha preso per un parcheggio sul quale allenarsi a decolli e atterraggi sempre più rapidi e improvvisi: con la residua dotazione di neuroni a cui puoi ancora attingere, speri nella morte per annegamento dello stronzissimo  insetto nei rivoli di sudore, prima di scoprire che ci si sta facendo un bidet, alla faccia tua.

Chiami tua moglie nella speranza che abbia qualche buona idea utile a sopravvivere fino al mattino, o ad abbassare la temperatura fino ad abbioccarsi, e scopri di non emettere alcun suono coerente ma una sorta di rantolo gorgogliante, dove ti viene il sospetto di avere perfino l’interno della bocca sudato, come il resto della pelle.

Orso in letargo

In un residuo lampo di reattività dici a te stesso “adesso urlo, così mi sente”, ma evidentemente Lei l’idea utile ad abbioccarsi l’ha avuta senza comunicartela, e nel torpore acustico del tuo cervello si fa strada il rumore familiare di un russare sommesso: ti accorgi con disperazione che sta dormendo come un’orso in letargo, un’altra volta, la seconda questa notte, alla faccia tua.

E purtroppo l’unico attivo è il sistema nervoso che sovrintende al senso di fastidio, di insofferenza, di martellamento continuo con sensazioni negative, per cui ti chiedi come mai nel generalizzato rincoglionimento a 38 gradi con il 90 % di umidità, il tuo dannato sistema nervoso non si sia preso una vacanza, come tutte le altre funzioni dell’organismo, o dove tua moglie abbia trovato lo switch per spegnerlo e riuscire a prendere sonno.

Nel momento di rantolare l’ennesimo “non ne posso più”, una secchiata da scherzo sulla spiaggia ti arriva sul viso e, come una scossa elettrica, rimette in funzione tutte le facoltà precedentemente in stand by per il caldo.

Mezzanotte

Come un cretino ti rendi conto di esserti addormentato sotto la tenda del portico, dalla quale una nebbiolina tiepida, malefica e controvento è giunta a bagnarla fino al momento in cui la famigerata tenda sopra la tua testa ha prolassato, scaricandoti  sul viso una abbondante sgocciolata d’acqua.

Tua moglie, con il riguardo tipico di chi ti ama veramente, ti ha lasciato dormire dopo una giornata di tosaerba e decespugliatore, e tu adesso sei sveglio come un grillo in botta di anfetamine, guardi l’ora e vedi che è mezzanotte: fa veramente un caldo porco.

Il peggio sta per iniziare e tu lo sai bene, perché l’hai appena vissuto.

Buona giornata

L’impertinente

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