Politica – Fuga in massa

Se l’affidabilità di una amministrazione dovesse dipendere dalla stabilità in carica dei componenti della stessa, allora l’amministrazione Trump avrebbe ottenuto un nuovo record, riuscendo a prendere esempio dai paesi più inaffidabili del mondo, nei quali avere un interlocutore su un determinato argomento significa generalmente non ritrovarlo  poco tempo dopo, Italia docet.

Il gruppo dei collaboratori del Presidente continua a cambiare più o meno alla velocità con la quale una persona “normale” si cambia i calzini.

Fuga in massa

Quali che siano i motivi all’origine di tanto movimento, tra licenziati da Trump e volontariamente dimissionari, il presente inquilino della Casa Bianca si trova a guidare (se così si può dire) il paese più potente del mondo, con uno staff che è poco definire “liquido”.

Non si ricorda, a memoria d’uomo, che il 1600 di Pennsylvania Avenue abbia mai avuto gli ingressi e le uscite di addetti ai lavori paragonabili ad una svendita fallimentare, il tutto senza giustificazione apparente se non con il fatto che “tutti”, a partire dal Presidente o nelle sue immediate vicinanze, cambiano idea sulle scelte precedenti alla velocità della luce, non accettano alcun parere diverso dal proprio e si comportano di conseguenza.

Di più, le poche motivazioni addotte da coloro che, volenti o nolenti hanno abbandonato la nave della Trump family, i cui interessi pare abbiano a che spartire con gli Stati Uniti D’America quanto i miei con il raddrizzamento delle banane, sono lacunose al punto da generare negli osservatori esterni il dubbio che alla base di tutto ci siano più che altro i capricci del Presidente o dei suoi familiari, pare abituati a relazionarsi con lo staff della Casa Bianca nella stessa maniera con la quale operano con la servitù delle loro varie residenze, pur ammesso che questa possa essere una giustificazione.

Trump “you’re fired”

Consolidati professionisti della politica, con decenni di esperienza alle spalle e un patrimonio relazionale di  livello internazionale, pare vengano liquidati con il televisivo “You’re fired” (sei bruciato, licenziato) così spesso usato da The Donald in “The Apprentice” (L’Apprendista).

Per la cronaca, la versione italiana di detto programma TV è stata realizzata con Flavio Briatore, non è durata granchè e L’Apprendista è la simulazione dei tentativi di realizzare “qualcosa” di imprenditoriale dai candidati che venivano giudicati dall’imprenditore di successo, The Donald appunto, (o Briatore) il quale con la scenografica affermazione “you’re fired, si liberava del malcapitato, incorso suo malgrado in un giudizio sfavorevole.

Ora, un conto è invadere le case degli americani con uno dei programmi più discutibili e di peggior livello mai prodotti e messi in onda, un altro è trasformare lo staff che guida il paese più potente del mondo in un cast di personaggi di secondo piano, più o meno totalmente asserviti ai guizzi “meteorologici” di un Presidente dotato dell’evidente maturità di un altro Donald, in questo caso Duck, cioè Paperino, che li prende e li posa come giocattoli.

La credibilità del personaggio è tale che, se ci fate caso, nei  6 mesi dalla nomina il Nostro non ne ha azzeccata una: si è visto rimandare al mittente quasi ogni proposta di legge presentata, e se l’è visto fare spesso per merito di esponenti del suo stesso partito, il che la dice lunga sulla popolarità riscossa.

Rocco Siffredi

L’impressione è che The Donald stia alla politica o a qualunque forma di raffinatezza quanto Rocco Siffredi ad un parrucchiere gay, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con buona pace della bella gente di ambiente semi analfabeta che è riuscita a far eleggere un loro pari in termini culturali, di cui Philip Roth, uno dei massimi scrittori americani contemporanei dice: “ha un vocabolario di settantasette parole che si potrebbe chiamare Stupidario, ma sicuramente non Inglese”.

Ora, è probabile che essere parte di un consesso dotato dell’attitudine all’auto sputtanamento, come quello fino ad oggi mostrato dalla Trump Family Band, non rientri neanche per errore tra i programmi di gente che dopo aver sputato sangue per tutta la propria vita professionale, si ritrova a distruggere un patrimonio di credibilità faticosamente conquistato per far piacere a uno che ti licenzia perché ti sei presentato vestito in maniera inadeguata al colore delle tende.

O meglio, quanti seri professionisti del loro settore conoscete che siano disponibili a correre tale rischio?

Una cosa è certa: qualunque sia l’esito della commissione sul “Russiagate”, gli Stati Uniti sono politicamente in stallo perché nessuno riesce a ipotizzare se e quali siano le intenzioni, gli sviluppi e la permanenza in carica di un Presidente che, a quanto pare, è riuscito a chiedere ai propri avvocati se potrebbe usare i poteri del “Presidente” per amnistiare Donald Trump e la sua famiglia di trafficoni.

Immagino che, se ci fossero le coste della Libia appena fuori le acque territoriali della Casa Bianca, le navi delle Ong che pullulano nel Mediterraneo, potrebbero trovarsi con un gran da fare per recuperare nei prossimi mesi i sopravvissuti alla presidenza Trump.

Sean Spicer

Perché, tanto per fare un esempio, secondo il New York Times che per primo ha dato la notizia, Sean Spicer, portavoce di Trump oltre che traduttore dal nonsense del Presidente, dove ci si chiede secondo quale logica si riesca a tradurre i discorsi “a parapioggia” nei quali The Donald mescola casualmente tra loro elementi senza alcun nesso logico, si sarebbe dimesso perché in aperto disaccordo con la decisione di Trump di nominare Anthony Scaramucci quale capo dello staff della comunicazione della Casa Bianca.

Scaramucci che, peraltro, prende il posto di Mike Dubke che si era dimesso a maggio, quindi non il primo a trovare scomoda la poltrona su cui Donald l’aveva piazzato, e magari neanche l’ultimo a lasciarla, data la “volatilità” della seduta.

Da cui alcune domande:

  1. Che cosa rende Scaramucci, precedentemente operatore di Wall Street, così sicuro da poter gestire efficacemente una comunicazione articolata come quella della Presidenza degli Stati Uniti?
  2. E, prima ancora di lui, data la nomina a portavoce del Presidente di Sara Sanders, già vice di Spicer, cosa fa pensare alla Sanders di riuscire a sostituire il suo ex capo, nell’armonizzare in una qualche forma di coerenza il materiale verbale nel quale il Commander in Chief contraddice se stesso mediamente una dozzina di volte al giorno?
  3. Dopo il passaggio attraverso queste interpretazioni, siamo sicuri che il risultato sia veramente il pensiero politico del Presidente?
  4. Questo Presidente ha un pensiero politico?

    Torta di mele
  5. E, a proposito di pensieri politici, la ricetta della torta di mele è un pensiero politico?
  6. La ricetta del Wisconsin è uguale a quella del Montana?
  7. Se ci sono differenze, qual è la più vicina al pensiero politico del Presidente?
  8. Tra le mele del Montana ci sono più mele Democratiche o Repubblicane?
  9. La prevalenza di una determinata corrente di mele può influenzare il pensiero politico della torta?
  10. Se Trump licenzia le mele, la torta con cosa si fa?
  11. “Devo ricordarmi di buttare fuori quel pirla che in Wisconsin coltiva le mele del Montana: così mi confonde gli elettori”

Se, partendo dalla torta di mele, sommiamo la dozzina di personaggi che sono entrati e usciti dai paraggi dello studio ovale negli ultimi 6 mesi, ci sono buone probabilità che almeno un gommoncino di funzionari sotto shock riusciamo a rimediarli, ma sarebbe il caso  di dire a Donald di darsi una calmata perché, come si sta sentendo dire sempre più spesso dalle parti di Roma, “non possiamo prenderli tutti noi, e non possiamo certo alimentarli con torte di mele dalla provenienza così dubbia!”

Tuta rossa

Un augurio sincero a Scaramucci e alla Sanders, il conto alla rovescia è scattato anche per loro e le tute ignifughe si trovano in tutti i negozi di abbigliamento da lavoro.

Attenzione, data l’attitudine di Donald, se non li butta fuori vuol dire che hanno venduto l’anima al Diavolo, e prima di arrivare lì…

Io nei panni loro un pensierino ce lo farei, prima di sentirmi dire “you’re fired”: pare che quest’anno vada molto di moda il rosso fiammante “I’ll burn for The Donald” (brucerò per Donald)

Buona giornata

L’impertinente

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