Quotidianità – Domatore di belve

Domatore belve

Con la chiusura dei circhi o quantomeno con la diversificazione di attività di quelli che basavano il loro lavoro prevalentemente sulla esibizione di animali ammaestrati,  è venuta meno la necessità di domare  belve da esibire durante gli spettacoli.

L’alternativa al lavoro del domatore di belve abbiamo scoperto che è l’animatore di campi estivi per ragazzini in vacanza dalla scuola.

In linea d’aria a circa 300 metri dal terrazzo di casa e a perfetta percezione acustica, ospitato da uno sporting club sulla collina torinese, abbiamo modo da alcuni anni  di seguire lo svolgimento dell’attività di uno di questi campi.

campo estivo

Non credo di esagerare avendo scoperto che la maggiore dote di un coordinatore nei campi estivi per ragazzini sia quella di saper urlare per 8 ore di fila, esclusa pausa pranzo, come se avesse un megafono incorporato.

Non so se in termini compensativi esista “l’indennità di logorio dell’apparato fonatorio”, ma sono sicuro che se c’è, il Nostro ne ha diritto e, dato il training rieducativo a cui immagino si debba sottoporre per gli altri 11 mesi dell’anno, le corde vocali del domatore sono ormai di acciaio inox e a nulla possono valere i tentativi dei ragazzini di sfiancarlo: un potentissimo “VIENI QUI!” è sempre pronto a scattare per bloccare le velleità di fuga dei più insofferenti.

Bruce Dickinson

Altro che 300 date di tournee con gli Iron Maiden, un mese di campo estivo a 10.000 watt di potenza  e via di logopedista per gli altri 11 mesi.

L’adolescente che per la potenza delle proprie corde vocali si potrebbe candidare a sostituire Bruce Dickinson e che ha scelto di svolgere questo ruolo foneticamente e neurologicamente impegnativo,  si chiama Davide  e lo sentiamo tenere in pista, (per fortuna non da solo, ma la voce di riferimento è la sua), una quarantina di schiamazzanti e indisciplinati soggetti tra i quali brillano per la loro ingestibilità  un Manuel, un  Gianluca,  un Marco  e una Federica, più qualcun altro che, in ordine sparso, decide di unirsi per l’occasione a uno o più degli irriducibili abituali.

La patente di ingestibilità a detti personaggi l’ho attribuita io, calcolando il numero di volte che vengono chiamati e il motivo dei richiami: “rimettiti al tuo posto, lascia stare i capelli di Francesca, molla l’orecchio di Roberto, chi ti ha detto di togliere le scarpe a Giovanna, dove sei stato nell’ultima mezz’ora, se continui così domani stai a casa” e così via, in un profluvio di vocalità mescolate insieme che fanno tanto vacanza.

Pur senza avvertire distintamente lo schiocco della frusta per  leoni, in alcuni momenti nei quali il domatore tace, monta la caciara estiva che prelude al “tutti qui che facciamo un gioco”, seguito dal “dividetevi in tre squadre” e al “nominiamo i capisquadra” assolutamente necessario ad incanalare le energie esplosive di una mandria di capretti scatenati.

Il ricordo, ovviamente, va ai campi estivi della mia infanzia, quando il tasso di criminalità ma anche di  innocenza di noi ragazzini era molto più elevato di oggi e quando, al netto dell’incoscienza tipica dell’età, dal campo estivo si scappava sul serio e nessuno si sognava di denunciare gli assistenti, ma i genitori propendevano per fare a strisce il sedere del fuggiasco dopo il ritorno a casa.

Oggi si rischia la denuncia al telefono azzurro e l’alibi del genitore medio è che “il campo lo pago e voglio essere sicuro di dove sta mio figlio”, dove l’organizzazione che lo gestisce dispone di polizza assicurativa che disciplina nei minimi dettagli che cosa sia coperto ed imputabile al campo, e che cosa no, tutto per liberare da qualsiasi responsabilità il “genitore” ansioso.

Campo estivo bosco

Quando un pò di anni fa il campo era parrocchiale o comunale, magari non in città ma in montagna, gli assistenti volontari e le penalità per indisciplina ricordavano un pò quelle del servizio militare che si sarebbe fatto molti anni dopo, nessuno si indignava se il “colpevole” finiva a spostare legna per un paio d’ore o se veniva adibito a qualche funzione meno divertente tipo andare a prendere acqua con il secchio ad un pozzo o una sorgente distante 100 metri.

Il fatto che esisteva ancora il concetto di colpa, aiutava a dare ai ragazzini un metro di comportamento, a differenza di oggi dove non esiste più alcun genere di responsabilità ma solo il “non farsi beccare, e se si viene beccati trovare qualcun altro su cui scaricare il barile” dove il ruolo del parafulmine finisce sempre addosso al più pirla, indifeso e ignaro del ruolo di cassonetto delle malefatte altrui che a sua insaputa si è guadagnato.

Il valore del campo estivo, universalmente riconosciuto come unica istituzione a cui affidare i ragazzini nel momento in cui i genitori non sono ancora in vacanza e i figli lo sono già, è direttamente proporzionale al senso di giustizia e di correttezza del domatore: data la profonda valenza emotiva di un contesto giocoso e libero dalla necessità di ottenere risultati scolastici, assumono importanza fondamentale le regole che i domatori (gli assistenti, chiamiamoli per una volta con il loro nome) riescono a far “passare” nell’inconscio dei ragazzini quali regole di comportamento che, se osservate, portano risultati collettivamente apprezzabili e non raggiungibili singolarmente.

Esempio: se la squadra 1 riesce a infilare più canestri della squadra 2, tutta la squadra 1 avrà in premio la gita al parco di…

Lo scopo non è creare una competizione malsana, perchè la squadra 2 avrà a sua volta un secondo premio consistente in qualcos’altro, ma fare in modo che all’interno di ogni squadra si affermi una finalità collettiva che impedisca al “furbo” di turno di volersi sentire più furbo a scapito dei suoi stessi compagni.

Il “furbo”, uno o più che siano, deve sapere che se non aiuta tutti gli altri non raggiungerà il risultato che interessa anche lui.

Perché le regole dei “furbi” sono quelle che hanno fatto a pezzi questo paese.

Da questo punto di vista mi pare che il nostro domatore di belve, futuro cantante degli Iron Maiden e, se l’ugola tiene, probabile sostituto di Brian Johnson negli AC-DC, abbia capito esattamente che cosa far fare ai suoi leoni e come tenerli motivati a manetta, perchè al suo campo estivo gli assenti, se ci sono, sono veramente pochi.

Tutti i santi giorni, alle 9 del mattino, parte l’adunata ai Marco, Roberto, Manuel, mi pare di aver sentito un Kevin, Giulia, Francesca, Sabrina, Samanta e avanti così, declinati con tutti i relativi cognomi perchè di Sabrine ce n’è mezza dozzina, di Roberti qualcuno meno e di Kevin per fortuna non c’è bisogno del cognome.

Sento il rumoreggiante groviglio tutte le mattine e mi dico che c’è ancora speranza sotto questo cielo, fin quando i domatori di belve avranno da fare e le belve faranno la fila per venire a giocare con loro.

Buona giornata

L’impertinente

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