Quotidianità – Giudizio con (di) sprezzo del ridicolo

Bilancia giustizia

Se si potessero elencare le virtù e gli strumenti di un buon giudice, sicuramente oltre all’equanimità che deve necessariamente caratterizzare il ruolo, è necessaria una buona dose di competenza in vari ambiti, oltre a quello giuridico, e alla possibilità nonchè alla volontà di leggere e comprendere quanto prodotto nella documentazione di causa dalle parti.

Faccio questo non trascurabile preambolo perché, fermo restando che la parte soccombente in una causa avrà sempre di che lagnarsi del giudice, ho vissuto recentemente, per fortuna non personalmente, una vicenda talmente colma di paradossi, voltafaccia, omissioni, incongruenze e malafede da indurre a fortissimi dubbi sulla sussistenza anche  di una sola delle suddette virtù e strumenti da parte del giudice in detta causa (magari in altre si comporta diversamente, ma da credere è veramente dura).

Non potendo ovviamente fare nomi e cognomi, né delle parti né del giudice, riassumo quel che, dalle carte processuali che  ho visto e letto personalmente, dovrebbe essere talmente palese da far seriamente dubitare del giudicante, o dei motivi che hanno determinato il giudizio (alla sentenza non siamo ancora arrivati).

La sintesi: in un rapporto commerciale una parte chiede del denaro all’altra sostenendo gli sia dovuto, e per far ciò produce fatture non onorate, a suo dire, dal “debitore”, senza alcuna richiesta scritta o sollecito di pagamento scritto.

Debitore che sua volta risponde di non aver mai ricevuto dette fatture, nessun sollecito scritto e che comunque, a causa di inadempienze contrattuali assortite del richiedente, non sarebbe stato in grado di pagare e in virtù di ciò chiede i danni al richiedente causati dalle inadempienze dello stesso.

Fin qui, è tutto normale, direte voi, siamo al solito gioco delle parti e successivamente bisogna vedere le carte prodotte, eventualmente sentire i testimoni e così via…

E’ a questo punto che scatta la prima anomalia di tutta la vicenda: nella documentazione di causa il richiedente produce, inspiegabilmente, documenti che danno ragione al debitore non una, ma svariate volte in vari documenti su differenti momenti ed aspetti della vicenda.

Debitore che, ovviamente, valutando con adeguato ottimismo la sfilza di ammissioni di colpa prodotte dal richiedente, imposta la propria difesa citando abbondantemente, oltre alle proprie prove documentali, i documenti prodotti dal richiedente, che gli danno ragione.

Non solo, a seguito di un cambio nella ragione sociale del richiedente, risulta che le fatture contestate sono state emesse in data successiva di oltre un anno dal momento in cui i rapporti tra le parti erano in essere, per cui palesemente false (non contraffatte, false in quanto inventate di sana pianta) sia nella data di emissione che nella ragione sociale del richiedente, ovviamente nelle cifre richieste.

Ora, pur ammettendo che il sovraccarico di lavoro abbia risvolti assolutamente devastanti sull’equilibrio psichico dell’ individuo giudicante, si assiste durante l’udienza di valutazione dei documenti prodotti ad una scena degna della pubblicità, se mai fosse ammessa, di un qualunque stupefacente fortemente allucinogeno e assolutamente devastante per qualunque facoltà logica.

Giudice suonato

Enunciando quale presupposto introduttivo di aver letto tutta la documentazione di causa (alcune centinaia di pagine, sommando quanto prodotto da entrambe le parti), il giudice assume il seguente comportamento:

  1. Non dà alcuna importanza al fatto che non ci siano solleciti scritti, nonostante ciò sia fatto notare dall’avvocato del “debitore”
  2. Non dà alcuna importanza alle dimostrazioni di colpa prodotte dal richiedente inerenti se stesso, nonostante ciò sia fatto notare dall’avvocato del “debitore”.
  3. Non dà alcuna importanza alla documentazione a discolpa del “debitore” e alle dimostrazioni di aver subito un danno, sostenendo non fosse allegata documentazione adeguata, nonostante sia fatto notare dall’avvocato del “debitore” che detta documentazione, più che adeguatamente dettagliata, c’era e c’è.
  4. Non dà alcuna importanza al fatto che il richiedente effettua le sue richieste tramite fatture palesemente false, all’evidente scopo di ingannare il giudice, nonostante ciò sia fatto notare dall’avvocato del “debitore”.
  5. Si lascia andare ad alcune considerazioni, in ambito economico, di portata tale da far pensare che la Signora Maria, nota casalinga di Voghera dalla calza smagliata e il foulard tra i capelli non troppo puliti, al confronto sia una summa molto ben riuscita tra i migliori economisti del pianeta.

Quale perla finale il giudice propone salomonicamente di “tagliare in due il bambino”, proponendo alle parti di accordarsi su una somma vicina alla metà di quanto richiesto, senza titolo per stessa ammissione del richiedente, e negato con tutta la forza che la procedura civile permette, dall’ormai sicuramente non “debitore”.

Ipotesi fantasiose

Da qui in avanti entriamo nel campo delle ipotesi più fantasiose:

  1. Nonostante quanto detto e con totale sprezzo del ridicolo, tanto non paga lui e le figure di mm…(op.cit. copyright Emilio Fede) non gli vengono sicuramente rinfacciate, il Sig. Giudice non ha letto un accidente delle centinaia di pagine della documentazione, sennò qualche scoperta l’avrebbe magari fatta.
  2. Più grave: il Sig. Giudice ha letto tutta o quasi la documentazione di causa ma data la preparazione in economia e gestione aziendale dimostrata nelle luminose argomentazioni da cui l’impietoso confronto con la Signora Maria di Voghera, non ci ha capito un beato accidente.
  3. Molto più grave: il Sig. Giudice ha ricevuto in visita privata un emissario del richiedente ed ha scelto un’auto nuova.
  4. Gravissimo: il Sig. Giudice ha ricevuto per posta ordinaria, di provenienza non rintracciabile, una foto della figlia tredicenne pericolosamente associata all’immagine di una bottiglietta di acido, con le istruzioni su come far andare la causa dibattuta, dove per cortesia e per confondere le acque gli veniva fornita la possibilità del parere salomonico, comunque a favore del richiedente.

In uno qualunque dei casi di cui sopra, è evidente che se ci fosse una qualsiasi legge sulla responsabilità dei giudici, il verificarsi di tutta questa serie di assurdità sarebbe di molto ridotta quando non eliminata, perché…

Tribunale

… oggi l’unica opzione rimasta al “non debitore” sarà probabilmente di ricorrere in appello, cioè accettare l’eventuale sentenza, pagare ciò che ci sia eventualmente da pagare e successivamente ricorrere con la speranza che lo stesso stato di rincoglionimento, più o meno indotto, non possa cogliere tutti e cinque i giudici di corte d’appello.

Una curiosa precisazione: l’avvocato del richiedente, evidentemente già consapevole che tutta la vicenda cartacea, comprensiva dei documenti con ammissione di colpa prodotti per conto del proprio cliente, non avrebbe avuto riscontro alcuno da parte del giudice, non si è presentato in aula mandando al suo posto una praticante di studio, col chè dichiarando implicitamente che se l’intera documentazione di causa depositata fosse  stato il curriculum di Rocco Siffredi, documento (e non solo) di proporzioni imbarazzanti, l’esito sarebbe stato lo stesso.

Mi pare a questo punto necessario e doveroso precisare che tutta la vicenda fin qui narrata è frutto di fantasia, per aiutare la quale mi sono fornito di sostanze parimenti stupefacenti a quelle assunte dal Sig. Giudice in questo racconto.

Io ne ho assunto un mezzo Kg, lui sicuramente molto di più.

Buona giornata

L’impertinente.

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