Cronaca – Il limite delle bufale

Pubblicità ingannevole

Una volta, tanti anni fa, esisteva l’espressione “pubblicità ingannevole” che segnalava una forma di reato con il quale si tentava di truffare il consumatore tramite una pubblicità che prometteva risultati irrealizzabili.

Poi, come capita sempre, qualcuno deve aver conosciuto qualcun altro, che a sua volta conosceva qualcuno che lavorava all’authority, che andava a letto con qualcuno che era molto vicino al garante, ed ecco che ci ritroviamo con centinaia di pubblicità di prodotti dimagranti o apparentemente utili alla perdita di peso, che millantano una quantità di palle per cui al confronto il baby parking dell’Ikea è spoglio e triste come l’ultimo biscotto in fondo alla scatola.

Significativo il fatto che dette bufale vengano supportate da una miriade di siti web finto sanitari, finto salutisti, finto giornalistici, finto farmaceutici, finto qualunque cosa vi venga in mente, pur di fare sì che alla sola parola “dimagrante”, piuttosto che “dimagrire” o “perdita peso”, nella prima pagina di Google, otto su dieci risultati sono i “finto qualcosa” che forniscono, o vorrebbero fornire, entusiastiche pseudo scientifiche recensioni e pareri favorevoli a una valanga di prodotti assolutamente inutili, quando non addirittura dannosi.

Non appena scatta la consapevolezza di tutto ciò, dentro la possibile vittima monta la carogna.

Con la luminosità del lampo che squarcia le tenebre del lardo, di cui purtroppo sono generalmente ricchi coloro che lanciano quel genere di ricerche, arriva la consapevolezza che tutta ‘sta roba è una presa per i fondelli attuata con la partecipazione del garante della pubblicità.

Con quale coraggio un’authority consente a fini pubblicitari il millantare risultati ottenibili (forse ma non è dimostrato neanche questo), dall’1% dei possibili utilizzatori?

La ricerca di nomi di piante sempre più esotici e sempre meno credibili, la formulazione di combinazioni improbabili di elementi pseudo naturali che nello 0,…% dei casi testati hanno dimostrato di poter avere una qualche valenza di limitazione nell’assimilazione dei cibi o dell’accelerazione del metabolismo, vengono considerati sufficienti a pubblicizzare risultati quali 16 kg persi in un mese, dove in piccolissimo sta scritto “associato a regime alimentare ipocalorico e adeguata attività fisica”.

Grazie al piffero, non c’era bisogno di ingozzarmi con l’ultimo parto della fertile mente del Dott. Frankenstein in versione farmaceutica, per scoprire che l’assunzione di carote crude per via rettale e la sgroppata di 10 km al giorno inclusi festivi e prefestivi, avrebbero determinato una perdita di peso, indipendentemente dagli intrugli esotici ingeriti.

orso the revenant

Diciamoci la verità: chiunque può produrre un qualcosa di blandamente stimolante che, associato allo stile di  vita alla Di Caprio in “The revenant”, può aiutare a perdere chili, ma il 99% del risultato non viene dal “blandamente stimolante”: si ottiene mangiando poco o niente e prendendo a schiaffi l’orso per 4 ore al giorno, (per altre 4 ti prende a schiaffi lui).

Per tornare alla pubblicità che spaccia bufale per silhouettes, una funzione emotivamente devastante per l’ego di molte signore è la foto del prima e dopo: nel prima la figura regolarmente modificata con  Photoshop pone l’accento impietoso su sederi panoramici e pance modello “carestia imminente”, mentre nel dopo si sprecano, insieme alle riguadagnate taglie 42/44/46, le posizioni vezzose con il tacchetto rialzato e le mani congiunte sull’inguine, a sottintendere una rinnovata carica sexy da iscrizione immediata al Cougar club o gradazioni analoghe di felinità sessuale.

Ebbene no, non funziona così.

Bufala dimagrante

Purtroppo per tutti i sovrappeso, maschi e femmine, l’intero impianto coreografico messo in scena dalla quasi totalità dei prodotti dimagranti è soltanto il meccanismo per stimolare sensi di colpa, momentanei ravvedimenti, temporanei slanci di entusiasmo, al solo scopo di farvi mettere le mani sulla carta di credito e spendere 50 € per 10 giorni di speranza, cioè quelli che intercorrono tra il momento in cui iniziate a cibarvi dell’intruglio e quello in cui ci si rende conto che non sta accadendo assolutamente nulla.

Quello che però fa girare le palle, è che questo ormai pluri decennale meccanismo di turlupinamento sistematico del pubblico faccia parte di una realtà accettata e passata sotto silenzio da chi il pubblico dovrebbe difendere, cioè il garante per la pubblicità.

Garante che ammette tranquillamente promozioni tipo “bombardamento televisivo” su abbigliamenti dimagranti oltretutto pericolosi, perché infilare l’addome in un sacchetto di plastica contrabbandato quale “materiale tecnologicamente innovativo” destinato a far sudare il malcapitato come uno yeti all’equatore, vuol dire semplicemente disidratarlo con grave rischio per i reni, ma non perdere un grammo di grasso o cellulite, a seconda se maschio o femmina.

Stando così le cose, nella logica spietata del “se non è vietato è automaticamente consentito”, ho deciso di preparare un percorso dimagrante basato su lassativi, sicuramente attivi nell’impedire l’assimilazione, e reidratanti ipocalorici per mantenere in vita il candidato alla taglia inferiore.

Dimagrante lassativo

Lo chiamerò “3 days Slim”, farà perdere 3 kg in 3 giorni, poi una settimana di alimentazione “normale” e altri 3 days Slim, e così via, fin quando non ne schiatta qualcuno, però magari nel frattempo ho fatto dimagrire qualche centinaio di persone e il garante non potrà accusarmi di nulla: ho applicato la selezione darwiniana al sistema dimagrante.

Solo i più forti sopravvivranno, e vedranno l’alba luminosa della taglia 44.

Buona giornata

L’impertinente

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