Quotidianità – Il momento di mollare

Ci sono momenti in cui ti chiedi perché non lo stai facendo: ecco il motivo e perché lo dovresti fare.

Quando la passeggiata mattutina con le scarpe nuove si trasforma in un calvario di talloni insanguinati, di alluci brasati, di mignoli ritorti come fusilli, allora è il momento di mollare, togliersi le dannate scarpe e magari chiamare un taxi, che male non fa.

Gatto vomito

Quando scopri che il gatto ha pisciato sul tappeto  dell’ingresso, sparso crocchette per tutta la casa, sradicato le tende dal supporto e fatto a fette la poltrona Frau che costa come un’automobile di media cilindrata, percorso in velocità la mensola delle porcellane antiche tirandone giù un paio e vomitato sullo scendiletto sul quale hai appena infilato il piede nudo immergendolo nel Wiskas, allora è il momento di mollare, interpellare un veterinario, chiedersi se il gatto abbia qualche problema e passare a un sedativo che permetta a lui di continuare ad avere una casa e a te di continuare ad avere un gatto.

Agila ’87

Quando la tizia addormentata, che regolarmente guida una “Agila” del ‘87 (sennò che gusto c’è?), si interpone tra te e tutti i tuoi tentativi di recuperare la strada, il tempo perso, il tuo equilibrio gastrico e la relativa imminente indigestione di compresse di Maalox, quando in una drammatica sequenza di mosse rallentate sottopone alla tua attenzione un dito medio corredato dall’espressione stolida di chi non ha la minima consapevolezza del mezzo che sta guidando, ma occupa tutta la sede stradale allo scopo di ridurre il mondo a 27 km/h, quando stai per premere sull’acceleratore e incastrare la rallentata mentale (oltre che stradale) contro la dentatura frontale di una mietitrebbia delle dimensioni di un incrociatore in assetto di battaglia, quello è il momento di mollare, perché l’imbranata si merita il peggio, ma tu non meriti di farti 30 anni per aver scelto quello che chiunque altro avrebbe voluto l’immunità per fare.

Ascelle sudate

Quando le puzzole nella metro fanno il vuoto attorno a se, quando ogni ascella in movimento è una dichiarazione di guerra, quando un gruppo di ascelle con l’elmetto e la mimetica prendono possesso dell’uscita da cui devi per forza transitare tu, quando la richiesta di “permesso” ti muore soffocata in gola da un gas mefitico incredibilmente sconosciuto alla convenzione di Ginevra, allora è il momento di mollare, riguadagnare l’aria salubre ed inquinata della città e segnalare alla compagnia dei trasporti cittadini la presenza di un’arma biologica di incredibile potenza sulla linea 3.

Quando la limitata cultura musicale del tuo vicino ti rifila per la 3000 esima volta di fila “il ballo del qua qua” di Romina Power, quando un rumore stridente viene dal cassetto dei cucchiai e scopri che si sono ripiegati su se stessi per non continuare a subire l’aggressione sonora, quando vedi in uscita da casa la fila dei calzini con la valigia che fuggono per lo stesso motivo, quando in frigo trovi il latte acido dopo averlo aperto mezz’ ora prima perché non gli hai messo le cuffie, quando ti svegli al mattino con una crescita innaturale di peli intorno alle orecchie perché alla disperata ricerca di un tappo, allora è il momento di mollare, vendere

Fabbro incudine

casa a qualcuno con il mestiere del fabbro medievale ed augurare al vicino di trovarsi bene per i prossimi anni, perché tu non meriti di finire i tuoi giorni facendo “qua qua” ma lui merita di soffrire di emicrania da martellate sul metallo, per tutta la vita.

Quando il carrozziere riceve la tua auto e ti rassicura “vieni a prenderla tra 5 giorni” e tu dopo 10 non l’hai ancora vista, quando le scuse sono “non mi hanno mandato i pezzi”, quando dopo la terza settimana “i pezzi stanno arrivando, li hanno spediti” e quando alla quarta “spediti da dove? dall’Afghanistan – e tu vuoi riparare la mia auto con pezzi recuperati da un bombardamento?”, allora è il momento di mollare, di partire per spiagge lontane, magari assistiti da uno psicologo e un partner occasionale di facili costumi, perché tu non meriti un carrozziere così, ma lui merita che insieme al ricambio dall’Afghanistan gli mandino anche la bomba, e non è il caso che tu sia lì nel momento in cui scoppierà.

Quando ti arriva la consegna dell’acquisto su internet e scopri che dopo aver ordinato un 2xl ti viene consegnata la camicia dei puffi, per giunta azzurro sbiadito, quando telefoni ad un customer service il cui addetto telefonico parla solo un dialetto dell’alto corso del fiume Yang Tze, quando dopo 3 ore di attesa e una spesa di 1500 € in telefono ti cade la linea per la dodicesima volta, quando il sospetto di essere preso per i fondelli diventa una certezza in grado di distruggere un ego ben più corazzato del tuo, allora è il momento di mollare, di cercare un esorcista per liberarti dalla carogna che ha preso dimora dentro di te e di dedicarti alla realizzazione di origami, perché tu non meriti che il cinese finto analfabeta dello Yang Tze ti prenda per il sedere per 3 ore di fila, ma neanche di cavartela indenne perché potevi accorgertene almeno 2 ore prima.

Quando la somma di tutti gli inconvenienti di cui sopra si ribalta su di te in un breve lasso di tempo, quando ti rendi conto che è impossibile che tutto questo si verifichi nei confronti di una persona sola, quando i fatti

Superquark

escono dalle statistiche e rientrano nei fenomeni impossibili, quando ti chiamano a Superquark per intervistarti e Piero Angela ti sta distante perché “non si sa mai”, quando l’MIT di Boston chiede la tua presenza insieme a Donald Trump, nella speranza che gli passi un po’ di sfiga e magari smetta di fare il presidente di sua spontanea volontà, prima che lo “dimettano” gli americani esasperati, quando il peso degli accadimenti ti sembra non più sostenibile e ti stanno crescendo le unghie al contrario, quando cominci a credere a tutto questo, allora è il momento di NON MOLLARE, perché la svolta può essere solo l’assunzione in cielo tra squilli di trombe o la vincita al Superenalotto tra progetti di trombate, perché tu non ti meriti tutta questa sfiga se non per diventare santo o, in alternativa, godere dei frutti di una resistenza ad oltranza dove la sfiga è un prodotto esaurito, ma la sua controparte senza la “s” ti stà suonando al citofono, e tu ti meriti un bel po’ di divertimento, che diamine!

Buona giornata

L’impertinente

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