Cronaca – Il mondo è rotonda

Rotonda

Il femminile è d’obbligo perché, più dei funghi in un bosco di castagni, più delle mosche in una stalla bovina, più delle escort alla corte di Silvio, più delle corna dell’arbitro in un derby, le rotonde sono il business definitivo dei lavori stradali e le hanno piazzate nei posti più improbabili, soprattutto dove non servono a niente.

Con ciò escludendo ovviamente, quali “rotonde”, le fanciulle che, con le loro procaci forme esposte a probabili clienti, adornano la pianura a beneficio di solitari frequentatori e protervi papponi.

Nella lineare percorribilità della campagna, tra campi di cavoli e filari di patate, ecco una rotonda “vera”, che interrompe il rettilineo e ti costringe a innaturali traiettorie tra i cordoli interni e i bordi esterni della carreggiata  (mia moglie direbbe “i bordoli”, sintetizzando in una crasi entrambi), quasi ti dovesse riproporre l’esame di guida, dove l’esaminatore verificava se e quanto avessi coscienza degli ingombri del veicolo rispetto alla carreggiata.

Esistono individui che, sia in auto che nella vita sono quelli che “non osano”, per i quali gli esami, al di là della citazione da De Filippo, non sono mai finiti e, nonostante anni di pratica inutile e patenti ottenute e mantenute con i sistemi più fantasiosi, dallo scambio sessuale alla coppia di prosciutti, passando ovviamente per la classica “stecca”, si trovano in difficoltà ogni volta che gli tocca percorrerne una.

A titolo rappresentativo spiccano:

  1. l’uomo col cappello di feltro in pieno luglio
  2. l’anzianissimo budinoso tremolante modello “creme caramel” e lenti da telescopio nonostante le quali non vede una cippa
  3. la femmina cortissima di gamba e ancor più corta di buon senso, che guarda la strada attraverso il bordo interno del volante, spesso con lenti come l’anziano, con le quali vede allo stesso modo, cioè la stessa cippa
  4. l’insicuro che, con lo schienale verticale, lo sterno schiacciato contro il volante, le mani aggrappate allo stesso e il naso a strofinare il parabrezza, non riesce vedere la strada oltre un cofano da 80 cm
  5. lo sfigato compendio dei quattro precedenti
Coloro che non osano

Molti tra coloro che “non osano”, guidano vetture scarsamente performanti, e nonostante ciò ogni volta che infilano una rotonda affrontano una crisi di ansia, che gli altri automobilisti percepiscono distintamente in quanto ci si trova tra le ruote una scatola di sardine a 15 km/ora che oscilla pericolosamente tra le corsie, azionando le frecce di entrambi i lati in maniera convulsa, con ciò significando che alla guida c’è qualcuno in stato confusionale che non ha la minima idea di ciò che sta facendo.

Perché, diciamoci la verità, con una riflessione un po’ attenta si viene a scoprire che il valore reale delle rotonde stradali è molto basso e, tanto per cambiare, viene il sospetto che a far rotonde ci abbiano preso gusto un po’ tutti, il che deve iniziare a far dubitare.

Fino a qualche decina di anni fa c’era l’incrocio, quell’antico concetto di confluenze dove la precedenza si dava a chi veniva dalla tua destra e, tranne evidenti casi di tentato suicidio o rincoglionimento alcolico dove qualcuno li attraversava a manetta, gli incroci hanno sempre svolto il loro lavoro.

Dove peraltro una rotonda infilata alla stessa velocità del kamikaze da incrocio, sortisce gli stessi effetti, per cui sicuramente, da questo punto di vista, la rotonda non serve a un beato accidente.

Poi per controllare gli incroci più affollati, dove il rispetto delle precedenze era diventato una chimera, è nato il semaforo che, soprattutto nei centri abitati dove la densità di traffico vale l’investimento in un velox, svolge oggi la funzione di bancomat per le casse comunali.

E infine nella sua prosperosa perfezione sferica o ovoidale, spazio permettendo o in molti casi anche non permettendo, è nata la rotonda, destinata a sostituire l’incrocio in quei casi dove non vale la pena piazzare un velox e dove non si vuole più spendere per le riparazioni dei semafori.

Dopo aver visto per anni la sinuosa fluidità con la quale gestivano il traffico di biciclette nel Tour de France, date le riprese dall’elicottero (allora di droni ancora non si parlava), il genio italico ha fatto 2 + 2 ed ha capito di avere davanti una miniera d’oro.

La rotonda serve a gestire il traffico in città e a ridurre la velocità fuori città, per cui purché arrivino due strade a congiungersi, facciamo la rotonda e che non se ne parli più.

Nei tratti di campagna troppo estesi facciamo anche le strade sennò non si può fare la rotonda, ti pare?

Se poi alla rotonda aggiungiamo il palo centrale da 50 metri con sovrastante illuminazione da stadio, il business migliora, perché bisogna scavare 5 km per portare le linea elettrica ad illuminare 50 auto al giorno e 1475 tra rane, zanzare, e bestiame vario della zona.

Se a terra inseriamo un decorativo cespo centrale ed altrettanto gradevoli piante o spazio erboso, ci siamo garantiti almeno 4 tagli d’erba all’anno e una potatura, che poi farli o meno è un altro discorso, basta che qualcuno li paghi.

E così, nella indiscriminata proliferazione tondeggiante, ci ritroviamo fantasmagoriche rotonde all’incrocio fra il nulla e il poco meno, sulla strada del chissà dove, da cui qualcuno tutti gli anni incassa di che mandare il figlio a scuola privata e l’amante fuori dai piedi nei momenti di pericolo, alla faccia del risparmio per la manutenzione del semaforo.

La crescita delle rotonde sta toccando livelli fastidiosi: mi sono trovato una rotonda nelle mutande scoprendo che le forme simil sferiche erano diventate tre e sono riuscito faticosamente ad evitare che mi illuminassero i contenuti come un albero di natale.

Orso e DI Caprio

Mia moglie ha minacciato ritorsioni terribili e, date le rotondità di cui dispone per natura, se le illuminasse rischierebbe di fermare il traffico invece di agevolarlo.

Io sto arrivando in prossimità di una rotonda affiancato da un essere enorme e peloso che guida, con aria non troppo sicura, una Smart: è possibile che a voler imparare a percorrere le rotonde sia l’orso di Di Caprio?

Vabbè, dai, proprio perché è lui lo lascio passare.

 

Buona giornata

L’impertinente

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