Quotidianità – Il tavolo degli stoccafissi

Stoccafissi

L’incertezza sull’origine del nome “stoccafisso” aiuta in maggior misura ad accettare la traduzione dall’inglese “stockfish” cioè pesce secco da stoccare, letteralmente da conservare per lunghi periodi.

Più o meno lo spettacolo offerto poche sere orsono in un ristorante dell’entroterra ligure, dove una intera famiglia dei suddetti articoli “a lunga conservazione” faceva bella mostra di sé ad un tavolo all’aperto.

Lo stoccafisso senior per età e per esibizione di ruolo, malamente cinquantenne, premessa calvizie con piazzola d’atterraggio per insetti situata sulla sommità della calotta cranica, è dotato di pelame grigio con lunghezza ben oltre il taglio militare dei capelli.

Iggy pop. stoccafisso in attività

Sfoggia, a riprova della propria inalterabilità nel tempo, una abbronzatura ed una pelle da esposizione al girarrosto solare per mesi e mesi, dove la totale assenza fisica di grassi deperibili viene ostentata quale bandiera di una magrezza quasi repellente, di quel genere che ti fanno dire “se per stare bene e durare a lungo devo essere così, mi tengo il lardo”.

Ho parlato di magrezza ma è sbagliato, perché tale definizione viene superata a piè pari dalla secchezza: la secchezza incartapecorita esibita come valore supremo a cui aspirare da vivi, cioè imparando a portare in giro ed abituare gli altri all’aspetto che si avrà da morti, proponendo già oggi il risparmio sulle spese future di imbalsamazione.

Superfluo citare il numero esagerato di grinze, pieghe e rughe sul viso dell’incartapecorito, nel quale la fisionomia cede il posto alla maschera mortuaria quando, durante i sorrisi abbaglianti a 64 denti, opera di un capace dentista, si scoprono gengive altrettanto secche e in grado di conferire al volto la dinamica espressività di un teschio da tomba azteca.

“Perché azteca?” direte voi; perché se non azteca magari egizia, ma sicuramente di qualche posto mostruosamente  caldo dove nessuna forma di umidità post mortem possa venire a rovinare un progetto di lunga conservazione coltivato per tutta una vita terrena.

Nella considerazione sul benessere economico più o meno simulato dallo stoccafisso vivente si viene ad evidenziare una prima crepa: ha dovuto scegliere se dedicare le risorse economiche ai denti o alla cartapecora.

Perché se disponesse del “grano” necessario a sostenere l’immagine di successo che si è costruito, non avrebbe grinze sul viso ma una levigata superficie in cuoio opera di prestigioso chirurgo estetico, nonché una targa di benemerenza offerta dal sindacato conciatori, in quanto dalla riduzione della pelle in eccesso è derivata materia prima per manufatti artigianali sufficiente a 6 mesi di attività.

Heidi Klum truccata da stoccafisso femmina

La stoccafissa moglie conferma e rincara la dose di disidratazione esibita senza ritegno dal marito, accompagnando i movimenti con una sinuosità malferma, probabilmente effetto di  attrito ghiaioso tra le cartilagini delle articolazioni, con la quale manifestazione vorrebbe ricordare, nelle intenzioni, la flessibilità di un giunco, ma nei fatti evoca la pericolante instabilità di una 97enne a rischio di frantumazione ossea durante il pericoloso inseguimento del girello di sostegno.

Neanche da parlare della qualità stopposa di una capigliatura “grigliata” che sarebbe l’orgoglio di qualsiasi idraulico rispettoso delle antiche tradizioni, dove una buona riparazione veniva eseguita prelevando i capelli di uno stoccafisso e avvolgendo gli stessi attorno ad una filettatura di giunzione tra i tubi.

Poi, dato che a seccare gli stoccafissi ci si mette troppo tempo, è venuta la canapa, ma questa è un’altra storia.

La stoccafemmina  aggiunge una curiosa qualità acustica alla propria esistenza: somma ai pericolanti movimenti il rumore tipico dei dadi da poker, shakerati nel bicchiere da gioco, quasi a ricordare a tutti i presenti che, nonostante la legge di gravità contro cui combattono le cartilagini asciutte e agonizzanti, i dadi cadono, lei no, o almeno non in pubblico.

Una parola secca secca anche per gli amici parimenti stoccafissi seduti allo stesso tavolo: non perdetevi i sassi che avete nelle tasche se non volete ritrovarvi a gustare le troffie al pesto nel bel mezzo di un temporale estivo a quota 200 mt da terra; il fatto di essere secchi e a lunga conservazione non vuol dire che  la cartapecora abbia un peso specifico superiore a quello dell’aria, anzi di fronte a certe strutture fisiche è Madre natura a rivoltarsi con la motivazione “questi mi si sono bruciati mentre seguivo la moto GP, facciamo che il vento se li porti via e non li abbia visti nessuno, tanto a farne di migliori ci metto un attimo”.

E finalmente una parola di speranza nei confronti del progetto di stoccafisso 8enne che, incurante del destino di siccità organica a cui sta per venire condannato, riempie di orgoglio con le proprie avventure infantili, tutte mirabolanti, ovviamente, le parlate strascicate dei rinsecchiti merluzzi 1 e 2, che nella lentezza tipica di una fonazione corredata da molta sabbia e scarsissima saliva, cantano le lodi di cotanto futuro rappresentante della fauna biscottata che verrà nei prossimi anni ad omaggiare la riviera con la propria presenza.

La parola, nella sua semplicità vocale è “lascia perdere”.

Non ritrovarti come tuo padre ad indossare il giubbottino a collo alto il 28 di agosto, con una temperatura esterna di 30 gradi, non rischiare di confonderti con casse di pesce salato e rigido almeno per i prossimi 80 anni, non fare di te la cosa più vicina ad un toast che un’altra persona si possa trovare davanti, c’è il rischio che ti azzanni dopo averti spalmato di burro e acciughe, non permettere ad un autentico merluzzo norvegese di apostrofarti con “bella, zio, come si sta in pensione?”, non dare l’occasione ad un altro impertinente come me di prenderti per i fondelli perché sei più secco di un parcheggio coperto di crackers, o almeno se stoccafisso vorrai essere, dimmi dove ti trovo che arrivo con la polenta e le olive.

Stoccafisso alla livornese

Mi dicono che c’è uno stoccafisso “alla Livornese” che riscuote grandi successi: se la prossima volta che ci vediamo ti fai trovare dalle parti di Cecina, ne possiamo parlare…

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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