Quotidianità – In morte del perito

Morte (del perito)

Che in questo caso non è “perito” in quanto defunto ma lo è in quanto collaboratore esterno di compagnie assicurative, prossimo alla morte lavorativa, per quella biologica c’è tempo.

“Perché, povero, che ha fatto?”, direte voi…

Per intanto vado a chiarire che il personaggio in oggetto è una persona specifica con un nome e un cognome ben precisi, che mi guarderò bene dal fare, ma che si è meritato la mia attenzione per il curioso comportamento tenuto durante una vicenda che abbiamo avuto in sorte di condividere.

Inoltre voglio precisare che “in morte del perito” non si riferisce all’intera categoria dei tecnici che svolgono questo lavoro, in molti dei quali ho avuto occasione di riscontrare doti di effettiva professionalità, della quale mi sono avvalso, ma solo ed esclusivamente a colui che, dal paragrafo precedente, mi ha dato modo di farmi un sacco di domande sul perché diavolo facesse questo lavoro.

La vicenda: un piccolo incidente domestico ha causato un danno ad alcuni oggetti antichi che si è reso necessario restaurare.

Assicurazione casa

Tale evento, coperto da garanzia assicurativa sull’immobile, ha attivato la compagnia assicuratrice che, a seguito della denuncia di sinistro, invia un perito a verificare l’entità del danno.

La prima, curiosa considerazione relativa alla presenza di un perito, viene dal fatto che è stato spedito a fare il suo lavoro prima di ricevere uno straccio di preventivo: ma se fosse di poche centinaia di Euro, rischia di costare più la perizia della rifusione del danno?

O i periti vengono pagati così poco che anche per un danno minimo conviene mandarli a vedere e farsi fare la valutazione?

Ovviamente “conviene” è un termine soggettivo, perché sarei curioso di sapere se “conviene” anche al perito andare a fare certe valutazioni, ma vabbè… l’assicurazione ce lo manda e lui non può fare altrimenti.

Comunque il Nostro, nonostante una dichiarata laurea in architettura dove, credo, avrebbe dovuto studiare almeno una infarinatura di base relativa a stili di arredamento e complementi d’arredo, classificazioni merceologiche e valutazione di oggetti antichi, (sennò perché diavolo me lo mandi a valutare qualcosa di cui non capisce nulla?), ha dimostrato di essere venuto a valutare il danno su qualcosa di cui non capiva nulla!

Congiuntivo

Già questo, direte voi, non depone né a suo favore, né a quello della compagnia assicurativa che si avvale della collaborazione di detto fenomeno. Quando poi, nella conversazione disimpegnata avuta con noi, abbiamo notato che aveva con i congiuntivi lo stesso rapporto che ho io con le mine antiuomo (se posso le evito), l’indice di valutazione professionale si è trasformato in un baratro dal quale vedo difficile possa uscire.

Lo step importante, che ci ha fatto dubitare definitivamente della qualità della formazione avuta dal soggetto, sulla cui laurea andrei a fare un paio di verifiche, è stato che al momento di ricevere il preventivo di riparazione, stilato da un suo collega, architetto quanto lui (confermo i dubbi al riguardo, chi ha stilato il preventivo è un architetto “vero” e nulla può aver a che fare con il Nostro), si è lamentato telefonicamente con noi che detto preventivo della lunghezza di 1 (una) pagina, era “troppo lungo da leggere”.

Alla chiusura della telefonata sono seguiti 10 secondi di attonito silenzio, nei quali io e mia moglie ci guardavamo smarriti: non solo il fenomeno non sa parlare italiano, ma non lo sa neanche leggere.

Allora, tralasciando il fatto che può aver deciso di imbellettare un po’ il proprio titolo di studio, e magari sentendosi chiamare Architetto, può aver pensato che suonava bene ed era inutile precisare ”no, Geometra”, professione peraltro dignitosissima, dove qualcuno che nelle attività peritali fa “un mazzo così “ a molti architetti l’abbiamo conosciuto anche noi, ma diventa sinceramente inaccettabile che per un geometra, architetto, ingegnere, portinaio, elettricista, pizzaiolo, kebabbaro o disotturatore di cessi, un preventivo di una pagina sia troppo lungo da leggere.

Spectre

E qui, riflettendo su quanto la Spectre può decidere di cospirare nei confronti del nostro mondo, la luminosa verità.

Ci stanno abituando a rapportarci con persone dalla dubbia professionalità, laureati o diplomati sempre più a sud, con titoli di studio sul cui rilascio è assolutamente vietato indagare, che non parlano italiano, non sanno nulla dell’arte e cultura italiane o europee in generale, del 1700/800/900 e che, per operare, avranno bisogno dell’interprete, un po’ come i camorristi recentemente processati a Matera, che vogliono l’interprete in tribunale perché non parlano Italiano.

Ed ecco che si chiariscono le italiche vicende degli ultimi tempi: se guardate con attenzione nei barconi dei profughi e sulle navi delle ONG che sbarcano il loro carico in Italia, vedrete il vostro prossimo Commercialista, il prossimo Architetto, il prossimo Geometra, Perito, Ingegnere, Medico, e tutte le professioni richieste da una società evoluta, formate nelle migliori università e istituti tecnici, più o meno coranici (ma questo è un dettaglio), del nord Africa, ai quali potrete affidare con fiducia le vostre vicende, con la assoluta certezza che ne capiscono esattamente quanto taluni attuali professionisti italiani.

Che peraltro svolgono il loro lavoro alla stessa stregua di chi sa distinguere un congiuntivo da un condizionale, e coniugare i tempi dei verbi senza incorrere in strafalcioni mondiali, a riprova del fatto che la cultura letteraria di un paese è soltanto un’impiccio di cui liberarsi al più presto per poter interagire con tutti senza pregiudizi.

Perché saper parlare la propria lingua con competenza ed avere una cultura generale, peraltro tra le più evolute dell’occidente, ci stanno spiegando che è una forma di razzismo strisciante dal quale è necessario emendarsi il più rapidamente possibile.

Sarà che il Nostro fa parte di un’avanguardia finalizzata al far accettare la riduzione qualitativa di determinate professionalità, che in un futuro abbastanza prossimo verranno affidate a persone che hanno scoperto l’Italia grazie a un colpo di sfiga, perciò è meglio abituarsi da subito.

O magari ho solo beccato un cazzone che, a forza di relazioni all’italiana, è riuscito a infilarsi in un posto da cui nessuno lo può smuovere?

Voglio credere che sia così, ma per intanto aspetto di vedere cosa ha capito del preventivo.

Buona giornata

L’impertinente

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