Quotidianità – Isterismi da strada

Incazzato alla guida

Ok, ok, ci siamo passati tutti e in qualche momento siamo stati assolutamente discutibili, per non dire vergognosi.

O meglio, siamo stati i discutibili protagonisti di uno show che dentro di noi ci si augurava  rimanesse completamente  privato e all’interno dell’abitacolo della nostra auto, dimenticando che, date le vetrature, siamo come i pesci in un acquario, in mezzo ad altri pesci, ognuno nel suo.

I momenti nei quali, colti da attacco di sincerità, ovvero quando il nostro ego si rilassa e abbassa le difese, riconosciamo di aver dato il peggio, sono sicuramente quelli dell’ingorgo in tangenziale al mattino, con l’imbranato al semaforo davanti a noi o quando siamo in clamoroso ritardo per un appuntamento magari già rimandato più volte.

La natura fondamentalmente dinamica di molti di noi, ci spinge a forzare la mano anche a coloro che, essendo tendenzialmente avversi al dinamismo,  hanno la sfiga di trovarsi in prossimità della nostra auto, nel traffico, in quel preciso momento.

Gli avversi al dinamismo fanno finta di non sapere che il serafico comportamento da loro tenuto sulla strada tra le 7,30 e le 9,30 di ogni mattina, svolge la funzione del drappo rosso davanti al toro, cioè riesce ad infuriare e spesso rovinare interamente la giornata di molti dei “dinamici” più o meno volontari, coinvolti nella loro flemma.

Tangenziale intasata

Ma se tu sei un dinamico, per scelta o necessità, con il piglio guerriero di chi sente di avere gli Dei dalla propria parte, (se non altro perché, se dalla parte opposta c’è il tuo capo che vuole la tua testa su un vassoio, tu hai un’ottima giustificazione per darti da fare), ti attacchi al clacson invitando, con ripetuti e nervosi colpetti di segnalazione, quando non strombazzate esasperate e prolungate, l’ingombrante vicino di carreggiata a togliersi dai piedi e non ostacolare la tua marcia verso l’irraggiungibile destinazione.

Va da sè che, nel momento in cui su una carreggiata a tre corsie per ogni senso di marcia, in una  determinata fascia oraria ad alta densità di traffico ci sono centinaia di persone e di auto incolonnate, è fatale che almeno la metà di esse abbiano i tuoi stessi problemi.

E qui, rotolandosi nella moderata certezza di essere chiusi dentro l’abitacolo, ci si lascia andare a manifestazioni di insofferenza nelle quali la gestualità estrema diventa lo sfogo per frustrazioni altrimenti non risolvibili.

Si riconoscono, in generale, quattro correnti principali nella suddetta gestualità:

Dito medio in auto
  1. La corrente “dito medio”, che con gesto mutuato dalla peggior forma triviale di derivazione anglosassone, invita l’interlocutore/i a fare del nominato dito un uso più consono al paragone con uno scovolino da wc che non con un piumino per la polvere; le presenze circostanti sono le stesse del wc, l’ambiente è più angusto e tiepido, c’è a chi piace.

    Corna
  2. La corrente “due dita posizione corna”, con la quale si invita l’interlocutore a verificare attentamente la condotta sessuale del proprio partner o delle proprie figlie, volendo suggerire che la fedeltà o la morigeratezza potrebbero non figurare tra i comportamenti abituali di detto partner o figlie, magari insinuando che non lo siano mai state, dal che la lunghezza delle corna “che ti escono pure dal finestrino, tanto è zoccola tua moglie/compagna/figlia etc…”, generalmente non piace sentirsi apostrofare a questo riguardo.

    Gesto ombrello
  3. La corrente “gesto dell’ombrello”, che con evidente gusto della devastazione posteriore, suggerisce un uso uguale a quello del dito medio dove, fatte le dovute proporzioni, si riduce di moltissimo il numero di coloro a cui l’invito risulta gradito, però qualcuno c’è anche qui.

    Insulto
  4. Ed infine la corrente “insulto sanguinario”, della quale facciamo parte più o meno tutti, dove la fantasia si sbizzarrisce in nugoli di raffigurazioni allegoriche e l’unico limite è … lo stiamo ancora cercando.

L’urlo liberatorio dell’autista ingabbiato in un traffico feroce, impossibilitato a qualunque altra cosa possa essergli utile, diventa così una serie di monologhi a porte chiuse con i quali, senza far capire a chi venga riferito l’insulto o l’argomentazione, si potrebbe scrivere ogni mattina la nuova edizione del vocabolario della parolaccia velenosa.

Tirannosauro

Una citazione a sé la meritano quelle fanciulle eteree che, viste fuori dall’auto parrebbero svolgere l’attività di crocerossine ma, dentro l’auto, oltre all’intero catalogo dei comportamenti precedenti, sfoderano la dentatura sfavillante di una intera colonia di tirannosauri, col che volendo significare “se non ci fosse il vetro sai cosa ti farei?”.

Ovviamente il vetro c’è e resta al suo posto, quando mai si azzardassero a tirarlo giù con il rischio che qualcuno le prenda sul serio?

Il rito si rinnova “ogni maledetta mattina”, per la gioia degli etologi che scoprono sempre nuove varianti della specie umana, tra le quali ultime censite risultano, come accennato:

  • la “femmina con dentatura insanguinata” nella variante pavida, cioè sottovetro che non ti guarda in faccia e in quella impavida, cioè sempre sottovetro che ti insulta guardandoti negli occhi.
  • L’impiegato in stato semicomatoso da risveglio non ancora avvenuto, che si scaccola estaticamente guardandosi nello specchietto dopo aver riconosciuto l’entità del blocco stradale.
  • Il ragioniere con sputacchietta balbettosa, che non riesce a capacitarsi della quantità di non dinamici presenti “questa mattina”
  • Il muratore con sigaretta penzolante, rigorosamente chiuso nell’abitacolo, non per la salvaguardia dell’incolumità ma per non disperdere il fumo; generalmente è un “non dinamico” ma da non provocare.
  • L’agente di commercio o lavoratore autonomo in generale che, “dato che siamo fermi, comincio a sentire qualcuno” e passa all’attacco di chiunque abbia la sventura di trovarsi nella sua agenda, mescolando così i dialoghi professionali agli insulti stradali, con risultati spesso diversi da quelli attesi.

E così via in un tripudio di isterismi nei quali, chi più chi meno, ci siamo riconosciuti tutti, tranne i “non dinamici per scelta” che probabilmente, potendoselo permettere, si fanno scivolare addosso le premure altrui, con la sicumera di chi è convinto di non avere bisogno del mondo.

Vecchio con cappello

Ma, e qui te lo dico con simpatia, tu con il berretto in testa che guidi qualche genere di vettura “minimal”, i cui spostamenti generalmente non superano i 30 km/h, che fai da tappo a 40 macchine dietro di te che non possono superare, prima o poi avrai bisogno di un medico, un carro attrezzi, un poliziotto, un amico, un parente che vorresti lì proprio adesso, quando ne hai bisogno… e quando arriverà in clamoroso ritardo gli chiederai: come mai ci hai messo così tanto?

Beh, quella domanda non fargliela, guardati allo specchio e sputati in faccia: io non lo posso fare, ma tu…

Buona giornata

L’impertinente

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